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Citazioni #30

I rapporti non funzionano come li vediamo in televisione o al cinema: lo faranno? Non lo faranno? Poi lo fanno e sono felici per sempre… ma figurati! Nove su dieci si mollano perché non sono ben assortiti fin dall’inizio, e la metà di chi si sposa divorzia comunque. Glielo dico subito: nonostante tutto non voglio passare per cinico, perché non lo sono. Sì, è vero: io credo che l’amore serva soprattutto a vendere molte scatole di cioccolatini e, sa, in certe culture, una gallina. Mi dia dell’ingenuo, non fa niente. Perché, in fondo, continuo a crederci. In buona sostanza, le coppie veramente giuste sguazzano in mezzo alla stessa merda di tutti gli altri, la grossa differenza è che non si lasciano sommergere: uno dei due si farà forza, e ogni volta che occorre, lotterà per quel rapporto, se è giusto e se sono molto fortunati, uno dei due dirà qualcosa.

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Citazioni #27

– Oh, come on, Bec, that’s so unfair. Look, your mom and I, we didn’t work… But I tried so hard to make things right beetwen us. But you… You just shut me out
– Yeah, well, I shut everybody out. Don’t take it personally. It’s just easier
– It’s also really lonely

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Intermezzo (tra una cazzata e l’altra)

Il titolo, ovviamente, non è assolutamente indicativo di nulla. In questo post, tra le altre cose, potrete trovare la risposta alle domande che più vi hanno tormentato dal Comunicato numero 79. Come sono andate le vacanze di Coso? Cosa avrà mai fatto? Cosa farà, adesso? Bene, questo e molto altro, lo scoprirete continuando a leggere.

Quest’estate sarà, nel bene e nel male, un’estate diversa. Diversa non tanto perché, rispetto agli anni passati, ci sia voglia di evadere dalle quattro mura domestiche (e il caldo ammorbante) e nemmeno per il fatto che abbia deciso di ritirarmi dove non ci sia nessuno, quanto per come si siano svolte (e si svolgeranno) le mie vacanze.

Stando ad un servizio sentito oggi al TG2, le vacanze stanno diventando sempre di più un fenomeno da social network con foto, stati e quant’altro sulle proprie vacanze. Il sottoscritto, prima di saperlo, aveva fatto di più e meglio: tutti gli articoli di quella settimana, infatti, non sono altro che gli highlights dei momenti più divertenti della vacanza. Probabilmente, in questo articolo, non verrete a saperne molto di più un po’ perché me ne sono dimenticato e, un po’, perché quanto è successo sono squisitamente cazzi nostri. Nostri di chi? Questo, posso dirvelo: con me, in montagna, dal 21 al 27 luglio c’erano la Fatina dei Boschi, il Cacciatore di Tonni e la Secsdonna. Dovessi descrivere in breve la nostra vacanza, lo farei in questo modo: un’esperienza bella, divertente e sicuramente da ripetere in futuro (spero non troppo remoto).
Comunque sia, per rispondere al quesito “cosa ha fatto Coso?” vi dirò che ho cucinato (senza avvelenare nessuno e per ben una settimana), scritto (poco, per la verità), lavato i piatti e le pentole (da bravo uomo di casa), camminato (dannate salite, anche quest’anno vi ho fregato) e giocato alla Play (Sono andato avanti in Kingdom Hearts, anche se nel frattempo sono usciti altri mille mila giochi).
Le menzioni d’onore vanno fatte: ai gavettoni a tradimento, al rischio di annegamento per aver salvato la Fatina dalla stessa sorte e l’aver resistito quasi una giornata intera senza aver parlato né di porni, né di sesso.
I momenti “social” della vacanza sono stati: Le issues di NationStates e la ricerca delle Rosse da parte del sottoscritto.
Lo scherzo più bastardo è stato: quello di farmi sparire la cartella delle rosse (caricata su un HD esterno della fatina). La situazione si è, però, risolta nel migliore dei modi e tutti abbiamo vissuti felici e contenti.
Il momento più triste è stato: quando ho riaccompagnato la secsdonna a prendere il treno in Centrale e l’ho vista salire a bordo, ponendo definitivamente la parola fine alla vacanza.

E, adesso, cosa succederà? Ottima domanda. La prima certezza è che venerdì si riparte. Io e la Fatina ci ritiriamo di nuovo in montagna un po’ per sfuggire all’afa, un po’ per cambiare aria. Il rientro è previsto per lunedì nel dopocena. Il programma è ancora nebuloso e poco chiaro, ma per lo meno la lista della spesa e le idee per la cucina sono già nero su bianco. Sfrutterò questi quattro giorni per scrivere (non dico cosa sto scrivendo, perché l’ultima volta che l’ho fatto, alla fine, ho droppato. E succederà anche stavolta, comunque), per rilassarmi un po’ e per giocare a Kingdom Hearts. Probabilmente si scenderà al lago e ci bagneremo i piedi al lago.

Una volta rientrati, le strade della Fatina e quella del sottoscritto si divideranno di lì a breve. Lui andrà in vacanza e io… E io aspetterò la settimana del 18 agosto per salire di nuovo in montagna, stavolta coi miei. I programmi, così come il menù, in questo caso mi sono del tutto estranei. Probabilmente, gireremo nei paesini lì intorno e, chissà? Potrei incontrare la mia secsi barista preferita con due amiche bonazze (tutte e tre uberfidanzate, ma sono dettagli). Il rientro è previsto intorno al 25.

L’ultima settimana di agosto, sarò a casa e non mi sento di escludere di organizzare un Meet Coso che poi salterà per mancanza di adesioni.

Tra le altre cose, in mezzo a tutto questo divertimento, dovrò riuscire ad inserire il tempo per lo studio, il tempo per la lettura (libri e fumetti). Se, per caso, qualche curioso volesse sapere cosa sto leggendo in questo periodo, sarò più che lieto di accontentarlo (allungando il brodo di un articolo venuto un po’ corto):
Libro: A Clash Of Kings – George R.R. Martin. A seguire: uno tra A Storm Of Sword/The Colour Of Magic
Fumetti: A+X 1. A seguire: A+x 2 e poi, in ordine casuale: Avengers, Amazing Spiderman, Uncanny Avengers, All-New X-Men, Wolverine & The X-Men, Captain America.
Sempre riguardo alle letture, mi rendo conto che i Must Read di Coso, al momento, siano un po’ scarni. Per questo mi impegnerò, di tanto in tanto, a fare un articolo in cui spiegherò per quale motivo il libro/fumetto/manga è entrato in quella lista.

Altra sorpresina in arrivo è la scheda “I Must Watch di Coso” in cui, per il momento, inserirò solo i titoli dei film e, appena avrò voglia e tempo, dedicherò lo stesso approfondimento riservato ai libri. Per “I Must Listen di Coso” vi basta spulciare i vari bonus e gli intermezzi musicali, invece.

In mezzo a tutto questo, oltre ad un editoriale da scrivere per la Gazzetta di Baruccana, dovrò riuscire a mantenere più o meno in vita i pochi rapporti interpersonali che valga la pena avere. Dovrei anche, ad essere sincero, riuscire a riallacciarne qualcuno e, almeno sotto questo aspetto, non sta andando male dato che ho ripreso i contatti con un carissimo amico con cui non parlavo e non mi vedevo da un sacco di tempo. E, sì, lo so che parlo (quasi) sempre di maschi. È che, semplicemente, con le ragazze non ci sono mai (o quasi) novità degne di nota. E, ovviamente, non ci sono eccezioni. Qualcuna di interessante c’è e, il fatto che una ragazza susciti interessi, dovrebbe essere la conferma che non sono mica omosessuale (Needed Quotation). Ovviamente, oltre ad un interesse molto generico, non c’è molto altro. Mi riserbo di non tenervi informati sullo sviluppo della vicenda. E, per evitare il totonomi, per il momento è tutto a livello talmente embrionale che potrebbe risolversi tutto in un nulla di fatto già da domani.

Comunque sia, penso di aver detto tutto. Ci sarò a singhiozzi, quindi buon proseguimento d’estate a tutti.

Questo è quanto.

Cya.

Bonus:

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Avevo pensato ad una cosa, ma parlerò di tutt’altro.

Come tutti potete leggere, questo post avrebbe dovuto trattare di ben altro. Poi, però, ho avuto il tempo di pensarci bene e ho deciso che no, non valeva la pena parlare di quella cosa. E quindi, eccomi qui. Il solito titolo senseless e la solita mancanza di un argomento ben definito che, inevitabilmente, porterà ad un lungo e inutile sproloquio su fatti di importanza pressoché nulla.

Di foto raccolte per l’internet. Da “La Rossa del Giorno” al “La Pin Up del Giorno” passando per “Cose A Caso”, chi mi ha aggiunto su G+, ha avuto e sta avendo l’occasione di rimirare, dopo un’attentissima selezione, alcune delle foto più interessanti che ho trovato navigando sull’internet. Perché fare una cosa del genere? Ovviamente, per passare il tempo. Perché, come potrete ben immaginare, a cagare quelle foto non sono nemmeno io, che mi limito a selezionare e a spammare agli altri. Per amore della verità, però, c’è da dire che l’album delle rosse riscuote un certo successo grazie agli interventi della Fatina o del Cacciatore che piùunizzano, molto spesso, a caso. Ché, in realtà, a parte l’album delle Rosse, tutto nasce per emulare quanto fatto dalla Secsdonna su feisbug coi suoi album di foto molto fighi. Solo che io l’ho fatto in modo più casuale e quindi migliore (nevvero).

Pornogugolate, risate assicurate. Nei tempi che erano (ma se dovessi andare avanti di questo passo, potrebbero diventare addirittura i “tempi che furono”) si era presa l’abitudine di utilizzare la funzione “Hangout” per organizzare videoconferenze a cui partecipavamo io, il Cacciatore di Tonni, la Fatina dei Boschi e la Secsdonna. Era l’occasione per poter cazzeggiare in santa pace e dire quattro minchiate, condividendo aneddoti (più o meno veri) e prenderci per il culo a vicenda. Per un po’ di tempo sono state anche l’occasione per discutere dei film che avevamo deciso di vedere tutti e quattro, dopo averli valutati. Poi è successo l’inenarrabile e quindi non si pornogugola da ormai…Beh, forse da tre settimane. Ché poi, voi vi starete chiedendo perché “pornogugolata”, no? In realtà, non me ne ricordo nemmeno più il motivo, quindi sticazzi.

Eurovision…Io non ci sarò. Quella che avrebbe potuto essere una tradizione, purtroppo, viene interrotta dopo un solo anno: la visione dell’Eurovision song contest in compagnia dei sopracitati, purtroppo, quest’anno non s’ha da fare. L’allineamento planetario ha risvegliato forze potenti e antiche…E queste si esibiranno nel festival della canzone europeo. Le puntate saranno trasmesse o su Rai4 o su Rai5, in diretta nei seguenti giorni: 14/16/18 maggio, in serata. Il mio consiglio è quello di cercare in streaming il commento in norvegese che è pressoché assente rispetto a quello italiano, molto più invadente. I motivi per guardarlo sono svariati: esibizioni che vanno dal ridicolo al quanto meno interessante, chiari messaggi subliminali che inducono all’omosessualità, canzoni terribili. Insomma, qualcosa che va assolutamente visto e non può essere perso… A meno che non siate me. Tra l’altro avevo pure fatto il nome del probabile vincitore, ma me lo sono scordato. Tristezza infinita.

Rapporti raffreddati ed eccezioni. Mi piacerebbe dire d’esser bravo a rinsaldare i rapporti in crisi oppure che sia un grande mantenitore di amicizie, ma non è così. Più passa il tempo e più mi accorgo che i rapporti che ho con svariate persone, col passare del tempo, subiscano un’involuzione. Alla base di questa involuzione a volte c’è un litigio, altre volte il perdere i contatti, altre ancora una sorta di  fase di stanca. Per quanto solido fosse il rapporto, infatti, l’allontanamento è sempre stato un naturale evolversi della situazione. La cosa a volte mi è dispiaciuta, altre volte mi ha lasciato indifferente. Senza ombra di dubbi, il modo in cui sono fatto, non aiuta di certo a portare avanti un rapporto. Per quanto, a volte, ci possa essere un “ritorno di fiamma” (non nel senso stretto usato nell’ambito relazionale), a meno che non ci siano stravolgimenti radicali, la situazione è destinata a ricadere in un’apatica e gelida cortesia, fino a quando uno dei due (di solito, io), non si rompe le palle. Gli unici che, per il momento, sembrano aver evitato questo tipo di excursus sono…Cinque persone: un ex compagno di classe, una biondina sbarazzina e pessima Cupido (per sua stessa ammissione), e gli altri tre che sono già stati citati sopra e ancor più sopra.

Letture primaverili. In questo momento, oltre a rileggere alcuni fumetti, sto portando avanti la lettura di “The Godfather”. L’autore si dimostra abile sia nel descrivere un ambiente come quello delle famiglie americane, sia a rendere un ritratto quasi “eroico” di personaggi che, nella realtà, sono tra i peggiori criminali. Nonostante ciò, però, non si può fare a meno di essere simpatetici con gli avvenimenti che si leggono. L’aria di timore e rispetto che incute Don Vito Corleone, traspare come se fosse di fronte al lettore. Puzu si rivela capace di trascinarci lungo la storia di una delle più importanti famiglie mafiose italo-americane, con i suoi alti e i suoi bassi, senza mai stancare. Probabilmente diventerà un must read. Rispetto a film, è possibile notare come i cambiamenti apportati non modifichino quasi nulla della storia originale (almeno fino al punto in cui sono arrivato). Nonostante questo, però, si conferma la formula “libro > film”.

Quel film da vedere. Mi rendo conto che questa sia la terza settimana da quando il film “Quinto Potere” sia stato scelto. Mi rendo anche conto che avevo detto che l’avrei visto appena avessi avuto tempo, la settimana scorsa. La verità, però, è che di tempo non è che ne abbia poi molto. Altri doveri richiedono gran parte delle mie attenzioni e delle mie energie. Il fatto che il film duri due ore e un minuto, poi, non mi invoglia molto a guardarlo in questo momento. Arriveranno tempi migliori, però. Male che vada, basterà aspettare la seconda settimana di giugno. Ma conto di vederlo anche prima (le ultime parole famose).

Doctor…Who? E… Ci siamo. Sabato potremmo venire a sapere, dopo cinquanta anni, il nome del Dottore. Probabilmente la puntata che verrà trasmessa in Regno Unito sabato alle diciannove e qualchecosa, è una delle più attese di sempre. Dopo un’ottima puntata scritta da Neil Gaiman, in cui sono tornati in scena i Cybermen come non li avete mai visti, siamo giunti al finale di stagione. Un finale di stagione particolare, dato che il più grande enigma di tutto lo spazio e il tempo potrebbe essere svelato. Il Dottore giungerà, come previsto da Dorium, “on the Fields of Trenzalore, at the fall of the Eleventh, when no creature can speak falsely or fail to answer, a question will be asked – a question that must never be answered…Doctor Who?”. Oltre a questo, però, tutti vorremmo sapere la soluzione del mistero riguardante la ragazza impossibile. Insomma, saranno 45 minuti densi di eventi. L’unica cosa certa è che non c’è altra puntata che mi abbia messo addosso una hype del genere. La speranza è che la puntata sia almeno vicina alle aspettative che ho. 

Questo è quanto.

Cya.

Bonus 1:

Bonus 2:

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Tre metri sotto terra

Il titolo, già di per sé, è un programma. E, ancora più buffo, diventa il tutto quando stai scrivendo l’introduzione e senti passare un’ambulanza a sirene spiegate davanti a casa tua. Perché questo titolo? In realtà, non c’è nessun vero motivo. Ero sotto la doccia e, improvvisamente colto da illuminazione, mi è venuto in mente questo titolo e, quindi, eccoci qui.

Cosa c’è tre metri sotto terra? Io non ne ho la più pallida idea. Penso ci siano radici, vermi e altri simpatici invertebrati, qualche larva e poco altro. Allora perché scegliere questo titolo a cui non si può ricollegare (quasi) nulla? Ottima domanda che merita almeno una risposta. Ho scelto questo titolo ispirandomi all’abitudine di alcune larve di cicala che, dopo essere uscite dall’uovo, hanno l’abitudine di sotterrarsi per diciassette anni (in tal modo disorientano i loro predatori naturali) per poi riemergere dalle profondità della terra e concludere il loro ciclo vitale.

Cosa c’entra questo con me? Piuttosto semplice. Da un (bel) po’ di tempo pure io mi sono sommerso in attesa di riemergere al momento propizio. Quando dico che mi sono sommerso, mi riferisco soprattutto al campo prettamente sociale. Per essere precisi mi riferisco sia alle amicizie, sia all’amore. In questi anni, infatti, mi sono dedicato a coltivare pochi rapporti necessari. Una volta giunto al termine del momento di necessità, immancabilmente, il rapporto veniva troncato col consenso di ambo le parti (non è propriamente facile sopportarmi). Questa tendenza si è dimostrata corretta anche negli ultimi giorni in cui ho fatto una pulizia tra i vari contatti (sia su cellulare/Real Life, sia sui social network). Le teste cadute sono state molte e alcune, come dicevo in un altro intervento, avevano ricoperto un ruolo importante nella mia vita.

Ed è con questa azione che mi sono preparato a riemergere dal lungo letargo. Sarà una riemersione lenta, in cui mi prenderò i miei tempi, ma sarà qualcosa di costante. Perché ho preso questa decisione? Fondamentalmente perché, entro il prossimo autunno, mi ritroverò (per forza di cose) ad avere a che fare con ogni tipo di persona e, inevitabilmente, sarò costretto ad aumentare il mio tasso di socialità. Ma non è tutto qui.

Nonostante il nocciolo duro degli amici non sarà destinato a cambiare (o almeno spero non nel breve termine), sarebbe meglio aumentare le persone nelle “cerchie collegate”. Aumentare, insomma, il numero di conoscenti in modo tale da entrare in contatto con realtà “nuove” o comunque diverse rispetto a quelle di cui mi sono circondato fino ad ora.

Sì, mi rendo conto che scrivendo queste cose passo come lo sporco opportunista di turno che instaura rapporti per ottenere i suoi scopi reconditi e poi chiuderli, appena è soddisfatto. Bisogna capire, però, che il sottoscritto ha avuto un excursus personale (soprattutto a livello culturale) che lo ha portato ad optare per seguire quello che Weber definirebbe il “Paradigma dell’azione e della struttura” (In realtà, lui li ha teorizzati separatamente, per poi giungere alla conclusione che i due possano convivere e, a tutti gli effetti, lo fanno).

Cosa significa questo? Semplice: in base alle scelte e agli strumenti che la “struttura” mi mette a disposizione io scelgo l’azione che mi pare (e quindi non sempre è) più razionale, efficace ed efficiente per raggiungere il mio obiettivo. A questa logica non si sottrae quasi nulla. E, le poche eccezioni, di solito sono soggette ad un logoramento del rapporto nel medio-lungo periodo (ma, anche in questo caso, ci sono rarissime eccezioni che potrei contare sulle punta delle dita di una mano).

Questo mio asset è, probabilmente, dovuto alle varie esperienze vissute. Esperienze che mi hanno portato a seppellirmi tre metri sotto terra. Esperienze che, con questa mia riemersione, perderanno il loro ruolo centrale diventando semplici moniti che mi spingeranno a riflettere con attenzione sui vari pro e contro senza rappresentare, però, una zavorra che pare insuperabile e che mi porta al non decidere, al non agire solo per paura di cadere negli stessi errori. Insomma, vecchia vita e nuovo (o almeno ristrutturato) Coso.

Questo è quanto.

Cya.

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Constatazioni e considerazioni

Avviso ai naviganti: non so cosa salterà fuori da sto post dato che non ci sarà una linea guida (e se ci sarà, mentre sto scrivendo l’introduzione, non ce l’ho ancora in mente). Questo cosa significa? Probabilmente che sarà un post sconclusionato. Più del solito, per lo meno.

E, la prima constatazione che faccio la devo ad un amico che qui ha espresso un concetto che, tutto sommato, condivido più o meno per gli stessi motivi. In fondo, ci dovrà pur essere un valido motivo se alla veneranda età di ventuno anni abbia un’esperienza in fatto di relazioni pari a zero. E quando dico un motivo, intendo un motivo oltre ai soliti noti (bruttitudine, culopesaggine, incapacità di comprendere le donne, incapacità di agire quando dovrei e cose carine del genere). Di cosa si tratta? Fondamentalmente ho delle aspettative troppo alte. La mia asticella dopo essere stata piazzata, non si è più mossa. E questo, alla fine, è sempre stato il centro del dibattito con l’amico che ha scritto quel post. Dibattito che gira intorno al concetto “Beh, se hai pretese troppo alte non ti resta che abbassarle”. Il ragionamento, di per sé, non fa una piega. Però…C’è un però. Però vorrebbe dirsi accontentarsi. E, purtroppo, tra i tanti difetti che ho, sono uno che non si accontenta quando non è obbligato a farlo. E, anzi, il doversi accontentare non è altro che una sconfitta. E, siccome perdere è come ingoiare della merda e a nessuno, tranne a loro  e a lui, piace ingoiare merda, non vedo perché dovrei farlo io.

Eppure, una soluzione la si dovrà pur trovare a questo problema. Il serpente non potrà  continuare a mangiarsi la coda all’infinito (o forse sì?). E, dunque, che fare? Se lo sapessi, non sarei qui a scrivere un post. O, meglio ancora, scriverei un post sulla soluzione e non sul problema. Ma sto divagando. Dicevo, non sapendo che fare in questa situazione, in me si è fatta largo una consapevolezza: la consapevolezza che rimarrò solo ancora a lungo. E, no, non si tratta di un “Hurr durr fa l’emo che si fa seghe mentali”, è più che altro una sensazione. Un po’ come quando cambia il tempo e l’osso rotto (risanatosi) inizia a dolere. Ecco, meglio di così non so spiegarla. Spero abbiate capito cosa intendo, altrimenti cazzi vostri.

E, a proposito di solitudine, mi sono reso conto che i rapporti con gli amici del “Tempo che Fu” siano ormai deteriorati quasi del tutto. E, la cosa, non riguarda solo loro. Ma, per capire cosa sto dicendo, è necessario un piccolo e breve (o almeno spero) preambolo: un giorno di settimana scorsa (ho rimosso quale dì fosse), ho abbattuto i ponti che mi permettevano di comunicare con una ragazza. Chi sia è del tutto inutile ai fini di ciò che voglio dire, vi basti sapere che ha giocato un ruolo molto importante nella mia (molto poco Cosesca) adolescenza. I ponti sono stati abbattuti perché, fondamentalmente, il rapporto ormai si trascinava agonizzante. L’ultima volta che avevamo avuto una discussione seria, fatico a ricordarla. Solitamente io la cercavo, lei mi chiedeva “Come va? Cosa mi racconti?” e, io, che non avevo un cazzo da raccontare non rispondevo o rispondevo in modo scazzato. Insomma, gli argomenti di cui discutere erano finiti da un bel pezzo e, probabilmente, lo era finito anche il rapporto d’amicizia e l’affetto che ci legava. Il chiudere con lei ha segnato (simbolicamente) una svolta. Svolta verso un futuro ancora molto incerto e nebuloso, ma libero da alcune delle catene che mi ancoravano al passato.

E oggi, dopo averla rimossa dalle cerchie di G+ (giusto perché mi sta in culo che gente con cui non ho a che fare si faccia i cazzi miei), ho avuto modo di riflettere con attenzione sulla mia vita sociale, tracciandone un bilancio non proprio roseo. Le persone con cui ho un rapporto più stretto le conosco da tre anni (mese più, mese meno). Con loro si può parlare praticamente di tutto. Sono (quasi) dei tuttologi con cui si possono avere discussioni interessanti sia in Sempione mentre mangi, sia alla Feltrinelli mentre si cerca un libro, sia mentre si sta camminando con quaranta gradi e si è circondati da graziose fanciulle più nude che vestite (anche se, in questo caso, ci sono spesso lunghe pause). Oltre a loro, coi compagni d’università non è che abbia stretto legami che vanno oltre la semplice conoscenza mentre coi compagni di scuola, ho sistematicamente perso il contatto (non sempre volontariamente). E poi, poi ci sono loro. Gli “amici del tempo che fu”. E qui la situazione è ancora più scabrosa.

Scabrosa perché, a conti fatti, anche con loro i contatti sono andati irrimediabilmente perduti. Due sono completamente spariti dai radar da dopo il mio compleanno. Un altro tra lavoro, scuola e fidanzata è praticamente scomparso. L’ho visto domenica a Milano (perché, ormai, esco solo lì complice l’abbonamento mensile che mi è scaduto ieri l’altro) e, alla fine, ne rimane uno con cui fortunatamente ho più spesso contatti. Forse un po’ stupidamente, ero convinto che il rapporto di amicizia che ci legava da anni, non si sarebbe dissolto così ma, ancora una volta, mi sbagliavo. Interessi diversi, orari diversi e impegni diversi hanno portato un gruppo molto unito a disgregarsi e, senza rendercene quasi conto, ci siamo allontanati. Forse definitivamente.

Cambiando tema, mi soffermerò su una discussione nata tra me e la Fatina dei Boschi. Discussione vertente sul fatto che il sottoscritto manchi di qualsiasi idealismo e che tenda ad osservare e analizzare le cose da un punto di vista troppo pratico ed efficientistico. E, probabilmente, ha ragione. E questo mi porta a considerare la faccenda da due punti di vista che, probabilmente, sono diametralmente opposti. Da un lato penso che sia un bene non avere ideali e, quindi, riuscire a leggere la realtà che mi circonda “nuda e cruda”. E penso che sia un bene perché, in determinate situazioni, un’ideale potrebbe essere una zavorra per il percorso intrapreso. Dall’altro lato, però, mi rendo conto che la mancanza di ideali lasci un vuoto difficilmente colmabile. E che, comunque, la zavorra che rappresenta ci serve per ricordare che, oltre a determinati limiti, non si deve andare. La soluzione ideale, sarebbe quella di trovare la giusta sintesi tra la prima parte e la seconda. Ma dato che l’ideale è spesso utopico, per il momento, non mi resta che cercare di controllare il lato materialistico che, sempre di più, sta prendendo il sopravvento.

Un’altra considerazione (e penso sia una delle ultime, dato che è quella filosofica e, indubbiamente, sarebbe il finale quasi perfetto per un post del genere) è quella riguardante le differenze. Il concetto di diverso è sempre stata una discriminante fondamentale per l’uomo. In ogni società è sempre esistito un “diverso”. Diverso che veniva (e viene) osteggiato, perseguitato, additato e discriminato. Il diverso, molte volte, è stato usato per compattare un fronte interno che si andava sgretolando, è stato usato per giustificare l’andar male delle cose. E questo, lo ha costretto a nascondere le sue diversità per essere accettato. Diversità che, invece di essere un ostacolo, avrebbero potuto essere una risorsa in più, da sfruttare per migliorare le cose. Eppure, questo potenziale di miglioramento, non è mai stato preso in considerazione, non è mai stato visto. E tutto questo è dovuto alla paura che rende ciechi. Paura provocata dall’ignoranza e dall’incapacità di rinunciare alla sicurezza che sta nel “Noi contro gli altri” (dove per altri, si intende il diverso), paura di scoprire che in fondo le differenze tra noi e l’altro non sono altro che minime e non così importanti come ci apparivano all’inizio e che tutto il nostro odio era ingiustificato, e si basava su un gioco di specchi in cui si vede, riflesso nel diverso, ciò che temiamo in noi. Paura, insomma, di scoprire che l’altro è una persona con la sua cultura, le sue idee, i suoi pregi e i suoi difetti. Una persona come noi.

Questo è quanto.

Cya.

P.S.: il link dell’articolo vi reindirizza al blog della Fatina dei Boschi.

Bonus (a proposito di ragazza ideale):

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