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Di pinguini e dei loro sogni

Premetto che, come ogni volta, non so dove andrò a parare con questo post e bla bla bla bla.

Bene, fate finta che abbia scritto la solita introduzione in cui vi accenno brevemente a cosa scriverò e fingete anche che vi interessi. Poi cliccate sulla “x” in alto a destra e andate a dormire.

Sbrigati anche i convenevoli, non mi resta che dire di cosa non parlerò. Tendenzialmente avrei voluto evitare un altro post da inserire sotto la voce “Diario” o sotto la voce “Varie ed eventuali” e avevo anche pensato ad un modo piuttosto figo per iniziare l’articolo sul serio. Poi, però, ho deciso di lasciar perdere. Ché lasciar perdere è la cosa che mi viene meglio, a voler ben vedere. In qualsiasi campo. In qualsiasi momento. Qualcuno potrebbe anche dire che le cose mi scivolano addosso, masticazzi.

E gnente, sicuramente non parlerò di politica. Come i lettori più accaniti avranno notato, dopo le elezioni di febbraio, l’argomento è andato in calando. D’altro canto, sono passato dal parlare di politica al farla sul campo. E, se volete il consiglio di un pirla, è meglio che non ne facciate, e che non ne parliate. Bene che vi vada, potreste trovarvi ingabolati in mille incontri di cui quelli utili sono due. E tu li hai persi entrambi. Se dovesse andarvi male, invece, sareste del PD. Vi chiedereste perché a livello comunale siate di centro-sinistra, mentre a livello nazionale siete al centro. E prendete schiaffi. Da destra e da sinistra. Perché, in fondo, scriver di politica è come scrivere d’amore: chiunque lo faccia, non l’ha mai vissuta (o una cazzata del genere. Ho provato a cercare la citazione corretta su gugol, ma dopo dieci minuti ho droppato le palle.)

Nonostante sembra che l’estate abbia risvegliato la parte filosofeggiante di molti compagni blogger e, nonostante il fatto che sia da un sacco che non scrivo un post in cui filosofeggio sui mali del mondo (ovvero sul motivo per cui arrivato a ventidue anni, le donnine riesca a vederle solo qui, o qui, o sulla Novedratese, della serie fatti du domande e datti du risposte, figlio mio) non ho nemmeno intenzione di perdermi in riflessioni, costrutti mentali o fare viaggi che non porteranno assolutamente a nulla, se non riuscire a mantenere il ritmo di un articolo a settimana e farmi perdere tempo. Ma, anche facendo così, direi che non c’è male. Che poi, a voler ben vedere, non ho nemmeno intenzione di soffermarmi sul fatto che stia scrivendo un post a settimana da ormai venti mesi e che gli argomenti di cui trattare potrei pure averli finiti, dato che ho una vita abbastanza monotona e piatta.

E, a proposito di vita monotona e piatta, vi prometto che non vi parlerò nemmeno dei miei stupendi amichetti o della folle idea di fare un Meet Coso che, forse ci sarò o forse no. Perché, vedete, con l’estate, le mie capacità di socializzazione si azzerano quasi quanto la mia voglia di vivere. Ché poi, credo sia anche una questione di tempismo: io mi faccio vivo una volta ogni quanto mi ricordo e gli altri sembrano sempre aver di meglio da fare. Oppure studiano. Oppure lavorano. Oppure non hanno la rete. E, in fondo, non è nemmanco colpa loro. D’altro canto, sono fermamente convinto che portare avanti più amicizie in contemporanea sia una cosa quasi impossibile sul lungo periodo, per i motivi che ho brevemente elencato sopra. Aggiungendoci il fatto che dopo un po’, mi rompo i coglioni di cercar la gente, direi che non è nulla di sorprendente. Solo la Secsdonna sfugge a questa logica. Ma a lei rompo il cazzo in tre stagioni e mezza su quattro, quindi è perdonata a prescindere.

Non vi parlerò nemmeno dei tanti, troppi progetti morti sul nascere o lasciati lì, nel dimenticatoio, in attesa di essere colto da illuminazione. Che poi, se avessi dovuto averla davvero, probabilmente mi sarebbe già venuta. E quindi non mi resta che trascinarmi stancamente tra idee poco originali che non so nemmeno come applicare. E, certo, il caldo non è di aiuto. Ma è una flebile scusante, dato che anche quando pioveva e le temperature erano sotto la media, non combinavo un cazzo uguale. A voler ben vedere, in effetti, non è nemmeno un problema di idee in sé… È più l’applicazioni delle stesse. È più il fatto che anziché scrivere, mi piacerebbe leggere. E forse è anche il fatto che sia leggermente culopeso a zavorrarmi. Le vacanze di quest’estate potrebbero anche darmi una mano ad iniziare la scrittura, ma dubito avrebbero un seguito. Poi mi metterei a ricontrollare, scuoterei la testa pensando “che cosa cazzo ho appena letto” e cestinerei tutto. Per l’ennesima volta. Senza contare che ho pure messo da parte il progetto del fumetto, per mancanza di ispirazione.

Non mi dilungherò nemmeno nello spiegare perché avrò delle sessioni di esami infernali, mentre molti studenti universitari si stanno occupando delle ultime formalità per laurearsi. Il fatto che in tre anni abbia fatto relativamente un cazzo, infatti, implica che debba correre ai ripari e recuperare quanto lasciato indietro. Per questo motivo sto pianificando di stravolgere i miei ritmi per poter studiare evitando il caldo. L’ultima idea è quella di studiare fino all’ora di pranzo, interrompermi nel pomeriggio e poi andare avanti finché riesco in nottata. Il fatto di dover lavorare di certo non aiuta molto, ma i soldi fanno comodo e, tra le altre cose, non durerà ancora molto. Per fortuna o purtroppo. Ancora non lo so.

E sì, forse potrei dirvi, invece di come mi sia reso conto di essere circondato. Circondato dalla gente. E, come ben saprete, io non ho un’alta opinione della gente. Vogliate per un non ben motivato e motivabile complesso di superiorità, vogliate perché tendenzialmente mi sta sul cazzo l’umanità, il fatto di essere circondato mi ha inquietato. Me ne sono reso conto sia a Milano, mentre cercavo V. (e devo aver dato voce al fatto che fossimo circondati, io e la Fatina) sia in Sempione, dove ovunque mi girassi c’era qualcuno: rossi, bianchi, neri, gialli e verdi… Sono come insetti brulicanti e infestanti, nessuno è al sicuro. Potrebbero essere anche intorno a voi, in questo momento.

Forse è per questo che vorrei essere un pinguino. Vivrei al freddo, non mi preoccuperei di essere circondato dai miei simili. E sognerei sogni di pinguino.

Perché i pinguini sognano, no?

Questo è quanto.

Cya.

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Di tutto, un po’

Devo essere estremamente sincero: non è che abbia molto da dire. Il primo caldo e lo studio mi tolgono la voglia di fare quasi tutto. Se ci si aggiungono i vari impegni, si spiega perché stia scrivendo un post alle 12.20 di mattina (al posto di studiare). Comunque sia, ormai ho iniziato e quindi arriverò alla fine del post. O morirò nel tentativo di farlo. Ci tengo anche a dire che non so esattamente di cosa parlerà questo post (ho due argomenti sicuri e poi il vuoto), quindi fate un respiro profondo e preparatevi a sprecare tempo prezioso della vostra vita.

E in principio furono le Amministrative. Amministrative che per il sottoscritto e il suo gruppo, sono iniziate con le primarie per designare il candidato sindaco del centro-sinistra. Nel post di settimana scorsa accennavo al ballottaggio e al fatto che, comunque fosse andata, ne sarebbe valsa la pena. Beh, mentivo. Sia chiaro, l’esperienza è stata bellissima e se mi dicessero di rifarla non ci ripenserei due volte (giusto quelle quattro o cinque). Comunque, dicevo, che mentivo. Mentivo perché se avessimo perso avrei (o per meglio dire, avremmo) avuto la conferma che per quanto ci si impegni sul territorio e per quanto si lavori bene, le vecchie logiche sono sempre quelle predominanti. Eppure, i cittadini di Seveso, hanno deciso di voltare pagina ed eleggere un candidato sindaco “rosso”, dopo quindici anni di mal governo del centro-destra. Fortunatamente è andata così e ora ci sarà tantissimo da lavorare anche per quelli che non fanno parte del consiglio (come il sottoscritto). C’è talmente tanto da lavorare che sia sabato mattina, sia mercoledì mattina dovremo essere al mercato per dimostrare che dopo la vittoria non siamo spariti. E dato che gli Dèi sono dei sozzi bastardi, mi toccherà svegliarmi presto.

Sabato ho incontrato V. e il suo moroso. Con me c’era la Fatina. Devo dire che è stata una giornata piacevole che sicuramente avrà un bis (in quel di Milano, dato che a Parma la gestione ci lascia assai perplessi). Quando V. dice che ho una parolina buona per tutti, sta dicendo la verità. E, quel giorno, ero anche di buon umore. Vi lascio immaginare quanto possa essere delicato e fine quando ho lo scazzo atomico. Comunque sia, ci tengo a dire che non ho fatto complimenti solo alle tettone, ma anche a fanciulle molto belline che sono sbucate dal nulla e che poi abbiamo perso di vista. Tra l’altro, tornando in Sempione, io e la Fatina abbiamo incrociato una gingerina stupenda. Una giornata perfetta per iniziare una tre giorni altrettanto perfetta. Mi è stato chiesto come sia V. dal vivo. La prima risposta che m’è venuta da dare è diversa. Diversa in meglio, ovviamente. L’incontro è andato più o meno come auspicabile, se escludiamo una colazione fatta di corsa.

A proposito di incontri, dopo il fallimento dei precedenti tentativi vogliate per il tempo, vogliate perché non frega un cazzo a nessuno, ho intenzione di riproporre il Meet Coso. Cos’è il Meet Coso? Semplicissimo: è l’opportunità di incontrare il sottoscritto (ed eventualmente la Fatina e il Cacciatore) per conoscerci personalmente. Le modalità penso non cambieranno: giornata a Milano da trascorrere tra la Feltrinelli e Parco Sempione. Pranzo possibilmente al sacco e tanto tanto divertimento (non assicurato). Per le date ci si metterà d’accordo più avanti. Perché dovreste venire, se abitate dall’altra parte del mondo? Semplice! Avrete l’occasione di conoscere me ed io, causa culopesismo cavalcante, non mi muoverò da Milano. E, sì, mi rendo conto che questa affermazione non sia molto carina, ma ceste.

Prima o poi inizierò una rubrica sulle mie letture. Ho intenzione di copiare l’idea a V., che so già che mi perdonerà. Forse. Comunque sia, devo solo mettere insieme la voglia di scrivere e scegliere un libro dei tanti che ho letto e sto leggendo (sempre sia lodato il Kindle). Partirò, probabilmente, dalla lista che troverete nei “Must Read di Coso” che, tra l’altro, sarà da aggiornare. Sia mai che riuscirete a trovare qualcosa di interessante da leggere. Dato che si parla di libri e che, comunque sia, non ne se ne leggono mai abbastanza, mi affido a voi per consigli su libri che potrebbero piacermi (vi lascio libertà di genere e autore), ma tenete presente che alla fin fine, farò una cernita e chi si è visto si è visto.

Rimanendo in tema artistico, ieri l’altro ho rivisto il Divo. Ed è un filmone, senza ombra di dubbio. Ora, nella lista di film da vedere, ho “La meglio gioventù”. E questo mi riporta alla mente che, in teoria, io, il Cacciatore, la Fatina e la Secsdonna dovremmo riprendere col cineforum. Sono convinto che prima o poi riprenderemo (anche se in realtà, tutto si è bloccato per mia colpa, mia grandissima colpa).

Penso di aver scritto abbastanza, quindi mi fermo qui.

Questo è quanto.

Cya

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Meet Coso 3.0 – L’evento meno IN di tutta l’estate

Occhei, occhei, l’ultimo Meet Coso è stato a dir poco fallimentare ed è per questo che non sarebbe male riprovarci. Rispetto all’altra volta, sono costretto a chiedervi entro giovedì 13 settembre, la conferma o meno della vostra presenza. Se nessuno dovesse dire “Hey, io ci sono”, l’evento salterà e tanti saluti all’estate prossima.

– Quando: Sabato 15 settembre.

– Dove: Milano. Parco Sempione.

– Cosa si farà: Pomeriggio di cazzeggio duro e puro all’ombra degli alberi. Si parlerà, si giocherà a SOLO e poi si vedrà lì.

– Chi ci sarà: Il sottoscritto (ovviamente) e, come special guest La Fatina dei Boschi.

– Ritrovo: Ore 14.30, di fronte allo Spizzico della stazione di Milano Cadorna. Se qualcuno dovesse venire in mattinata, lo faccia sapere qui che magari si organizza qualcosa (ma dipende tutto da voi).

– Cosa bisogna portare: Acqua, una stuoia da stendere per terra e poi quello che volete o pensate sia necessario.

– Cosa bisogna fare per venire: Dirlo qui sotto con un semplice commento entro giovedì 13 settembre. Nel caso nessuno commentasse, come già detto sopra, ci si vedrà l’estate prossima (forse).

Questo è quanto.

Cya.

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Piccoli passi

In questo post, tendenzialmente, narrerò gli eventi accaduti in data 27/07. La data sarebbe dovuta essere legata al primo “Meet Coso”, ma non è andata così e, col senno di poi, forse è stato un bene. Ma capirete tutto a lettura inoltrata.

Martedì 27 è iniziato in maniera diversa. Diversa perché, nonostante sia in vacanza, le due sveglie (cellulare + sveglia) sono squillate alle sette spaccate. Con solo sei ore di sonno (circa) mi sono preparato per la lunga giornata milanese, ancora inconscio di quello che sarebbe successo. Ovviamente una giornata non è definibile “diversa” solo per l’orario della sveglia…E, infatti, c’è stato qualcos’altro.

Questo qualcosa è avvenuto in un momento e in un posto ben preciso: In viaggio sul treno che portava da Seveso a Milano Cadorna tra le 8.01 e le 8.37. Con le cuffie nelle orecchie e canzoni tra di loro totalmente unreleated, ho preso posto accanto al finestrino come mio solito. Per le prime due o tre fermate, i tre sedili che mi circondavano sono rimasti liberi. Ovviamente ero conscio che la cosa non sarebbe potuta durare a lungo e, quindi, non potevo far altro che sperare che uno di quei tre posti venisse occupato da una bella figliola. Naturalmente, le mie speranze sono state disattese. Di fronte e di fianco a me, si sono sedute due amiche. Normalmente, avere il loro ciarlare come sottofondo alla musica mi avrebbe irritato e non poco, portandomi ad invocare la mia ascia sia mentalmente, sia tramite sms alla Fatina dei Boschi. Ma, questa volta, non è andata così. Il loro ciarlare di argomenti frivoli e vuoti, il loro scambio di battute non ha scalfito minimamente la pace in cui ero immerso. Voi direte “E stigrancazzi no, eh?”, ma non potete capire…Davvero.

Una volta arrivato in Cadorna, causa mancata coincidenza d’orari, ho aspettato che arrivassero la Fatina dei Boschi e il Cacciatore di Tonni. Per ingannare l’attesa, mi sono messo a leggere “Hitler e il Nazismo magico” (Sì, ancora. L’ho rincominciato perché avevo perso il filo, dato che mi ero dedicato ad altre letture). L’attesa è stata tutto sommato breve e mi ha permesso di trarre spunti per un articolo futuro (ma non troppo). Una volta raggiunto dai due prodi e baldi giovini, abbiamo deciso di andare a fare colazione.

Vedete, la colazione milanese, è una sorta di rituale con cui si ingrana la giusta marcia per la giornata. È da qui che iniziano gli scambi di battute preliminari che porteranno, verso l’ora di pranzo, a fare discussioni molto serie su ciò che dovrebbe essere e ciò che è (ne parlerò qui sotto, comunque). E, come ogni rituale, c’è una prassi da rispettare. Abitualmente la prassi consiste nel dirigersi da Marinoni, mettersi in coda alla cassa con le idee abbastanza chiare su cosa si berrà e senza la più pallida idea di che briosche prendere. Anche stavolta è andata così…Solo che, in cassa, ci hanno chiesto che tipo di briosche volevamo mangiare e, quindi, siamo stati obbligati ad improvvisare. Le ordinazioni (fisse) che vengono fatte sono: Marocchino e Briosche (cioccolato o marmellata) dal sottoscritto, Cappuccio e Briosche (crema o cioccolata) dal Cacciatore di Tonni e Cappuccio e Briosche (cioccolato) dalla Fatina. Ma dato che il 27 è stato un giorno particolare, quella brutta merdaccia della Fatina s’è limitata solo al cappuccio, dato che colazione l’aveva fatta già a casa.

Una volta finita la colazione rituale, ci siamo lanciati a passo normale (quindi un passo veloce ovunque, ma non a Milano) lungo la stradina portatrice di ispirazione. Questa volta, però, non è successo nulla di rilevante e quindi siamo giunti davanti alla Feltrinelli. Feltrinelli che, però, era ancora chiusa. Stupiti da questo evento, abbiamo deciso di farci un giro per il centro, dato che il Cacciatore è a caccia di un regalo per la fidanzata. Senza aver trovato nulla e dopo aver visto un’adorabile fanciulla dai capelli rossi (e un fisico da mozzare il fiato) che, involontariamente, ci ha distratti da discorsi non così importanti, siamo tornati alla Feltrinelli.

Una volta entrati, come al solito, ci siamo lanciati nel reparto dedicato ai dischi. L’unico ad aver fatto acquisti (per sé) è stato il Cacciatore. Una volta finiti gli acquisti in quel reparto, abbiamo chiesto dove fossero i CD di musica classica. Una volta ottenute le preziose indicazioni, abbiamo raggiunto il primo piano elevato della Feltrinelli. E l’impatto è stato indubbiamente piacevole. In filodiffusione, infatti, c’era il Don Giovanni di Mozart che, dopo aver visto lo spettacolo di apertura della stagione lirica del teatro “La Scala”, è risultato subito familiare alle mie orecchie. Sia io, sia il Cacciatore, abbiamo iniziato a cercare alcuni CD. La sua ricerca, purtroppo, è stata infruttifera. La mia, invece, ha avuto un risultato migliore…Non fosse stato per il prezzo eccessivo per il DVD dell’opera che stavano trasmettendo. Fortuna ha voluto, però, che abbia trovato un CD di Paganini a 6,90. Fiutato l’affare, ho deciso di acquistarlo e, la sera stessa, mentre scrivevo un post ho avuto il piacere di ascoltarlo. Ottimo acquisto, indubbiamente.

Una volta finito il viaggio esplorativo nel mondo della musica, siamo passati alla libreria. Inizialmente, tutti sembravamo interessati a comprar qualcosa. Parecchi viaggi avanti e indietro di fronte ai grandi autori (e il fatto che tra tutti e tre si formi una biblioteca invidiabile) siamo giunti alla conclusione che, piuttosto che spendere soldi, ci sarà uno scambio di prestiti. Scambio che, in realtà, era già partito quella mattina. Una volta notato che tutti i posti a sedere erano occupati e non sembravano destinati a liberarsi, abbiamo preso la savia decisione di sederci su una panchina in Piazza dei Mercanti, di fronte alla Camera di Commercio di Milano.

Qui è iniziata una prima discussione sull’ultima fatica letteraria della Fatina e sul fatto che fosse densa di citazioni. Il tutto, alla fine, si è risolto in un nulla di fatto. Dato il via vai di gente, non è stato difficile perdere più volte il filo del discorso a favore di un bel sed…Visino che ci passava di fronte. E qui, cari lettori, sono costretto ad aprire una breve digressione: i vestiti di taluni elementi. Va da sé che io e la moda stiamo su piani dimensionali completamente differenti ma, c’è un limite a tutto. Limite che, ovviamente, viene oltrepassato da gente che si veste al buio, facendo abbinamenti di colori che vanno dal viola/giallo  all’azzurro/arancione hanno portato me e gli altri due a desiderare più volte che ci venissero cavati gli occhi. Per favore, per favore…Non vestitevi al buio, e che cazzo.

Comunque, tornando IT, dopo aver recuperato dalle fatiche mattutine, abbiamo deciso di trasferirci al Ciao in San Babila. Durante il pranzo o, per meglio dire, a cavallo tra la fine del pranzo e l’inizio della digestione è iniziata un’interessante discussione. Discussione che riguardava il sistema economico, il sistema politico, le problematiche mondiali e la cornice storica in cui tutto si inseriva. Il tutto è nato da un discorso sull’Eurozona in cui stavo spiegando (non mi ricordo per quale motivo) che la causa della crisi attuale fosse da imputarsi ad un errore di valutazione tedesco sulla situazione greca, prima dello scoppio di questa grande crisi. Da qui si è passati alla discussione su quali fossero le industrie più redditizie (abbiamo concluso che fossero: quella delle armi in primis, quella bancaria poi) e sulle conseguenze che avesse il mercato delle armi, così come il mercato bancario, sugli individui. E, proprio su questi argomenti, è nato un vivace dibattito, tra me e il Cacciatore di Tonni, sulla necessità o meno delle armi e su chi pagasse i danni prodotti dai grandi crack bancari. La discussione è stata più o meno questa (riporterò i concetti, non affidatevi del tutto alle parole. Nel caso verrò corretto dal Cacciatore)

Io: “Il mercato delle armi è uno di quelli più redditizi e che non risente la crisi perché è insito nella natura dell’uomo, l’istinto alla guerra”
Cacciatore: “Beh, ma se tu vietassi l’esportazione di armi, ridurresti la loro circolazione e quindi si ridurrebbe anche la violenza”
Io: “Certo, ma così facendo rovineresti alcuni settori economici in modo irreversibile, dando vita anche ad un mercato nero”
C: “Beh, ma prendi l’esempio del Giappone…Loro, nella loro Costituzione, hanno un articolo che gli vieta di esportare armi e, col mercato nero, il numero delle armi vendute diminuirebbe”
Io: “Certo, ma il Giappone può contare (come voce di bilancio – N.d.C.) sulle esportazioni in campo tecnologico, mentre l’Italia invece ha un grande guadagno sull’esportazione di armi. È qualcosa di assurdamente anti-economico. Nessun imprenditore lo farebbe mai”
[…]
Io: “Comunque, insomma, dire che il settore bancario sia sinonimo di guadagno mi sembra quanto meno azzardato…I primi a perderci, in caso di queste crisi, sono proprio i proprietari”
C: “Ah, quindi il proprietario che va a farsi la bella vita in un paradiso fiscale con i soldi che ha rubato/messo da parte, ci rimetterebbe quanto il normale cittadino?”
[…]
Io: “Sì. Ovviamente, dal suo punto di vista (del proprietario/imprenditore) c’è un enorme perdita. Lui se ne fotte del morto di fame che non riesce più ad arrivare a fine mese, a lui rode il culo perché se prima aveva 100, adesso ha 50. E ci ha perso 50, mentre il suo obiettivo era guadagnare…”
[…]
Io “Le cose stanno così, o ti adatti o ti estingui”
C: “Cioè, quindi dato che il sistema ti lascia solo queste scelte, tu lo accetti e non tenti di cambiarlo? Ma che merda, io in un mondo del genere non ci voglio vivere”
Io: “Ma non è che non si faccia nulla. Il sistema ti dà l’opportunità di fare o non fare determinate cose. Sta al singolo individuo, in base ai propri valori e a ciò che pensa sia o non sia giusto, fare o non fare quella determinata cosa. Il sistema ti dà degli strumenti, sta a te doverli sfruttare”
[…]
Io: “Il tuo problema, Fra, è che tendi a pensare più a quello che “dovrebbe essere” mentre io tendo a cercare di muovermi in quello “che è”
C: “Diciamo che io la prendo dal lato più filosofico”

Ovviamente, quanto qui sopra riportato è solo un estratto e non rende la complessità e l’attenzione con cui abbiamo trattato questi temi, tant’è che una volta calata la “tensione” rivolgendomi sia al Cacciatore, sia alla Fatina ho detto “Cazzo, dovremmo scriverle ste cose, ci verrebbero fuori dei post interessanti”. Alla fine, la Fatina (che è stato un ascoltatore attento) s’è offerto di fare da stenografo. Ovviamente, durante il pasto, non si è parlato solo di questi argomenti ma anche della possibilità di portarci i panini da casa (risparmiando i soldi del pranzo) per poter passare l’intera giornata in Sempione.

Finita “la pausa pranzo”, ci siamo diretti in stazione, giusto per dire che avevo fatto il mio dovere e mi ero presentato all’appuntamento nonostante sapessi che nessuno si sarebbe presentato. Alle tre meno dieci, alla fine, abbiamo deciso di andare in Sempione e, dopo aver scelto la nostra base di stazionamento, ci siamo accomodati e abbiamo iniziato a giocare a Solo. Come d’abitudine siamo stati attorniati da coppie più o meno vestite. Ad un certo punto, due fanciulle si siedono a qualche metro da noi e lì…Lì succede l’inenarrabile. La Fatina mi invita ad andar da loro e chiedergli di giocare. Un po’ titubante aspetto qualche secondo e prendo tempo con la scusa di finire la partita. Dato che, ovviamente, il tutto si stava protraendo per le lunghe, con uno scatto di coraggio inaspettato, lancio le carte al Cacciatore e gli dico “Fai il mazzo, che io vado”. Avvicinatomi, sfrutto una pausa nel loro discorso e le invito a giocare. Ovviamente, mi dicono “No, grazie”. Quando mi volto vedo la Fatina che sorride mentre io levo i due pollici alzati e sorrido con faccia da idiota (una scena epica, insomma). Avvicinatomi, con molta nonchalance, mi tolgo di nuovo le scarpe (rischiando di cappottarmi) e gli dico “eh, vabbè, ho preso un palo nel culo” (Il no, in genere è un palo nel culo).

Dunque, quanto appena descritto in maniera abbastanza di merda, è per me un grande passo avanti. Normalmente, col cazzo che avrei fatto una cosa del genere. Con una scusa avrei rimandato o evitato il tutto (e, nell’inventare scuse, sono uber-skillato). E, invece, non so bene per quale follia, ho deciso di fare il famoso passo che mancava. Quel piccolo passo nel vuoto, che mi ha portato ad “espormi” e a “rischiare”. Questo piccolo passo, però, non dovrà essere una cosa a sé stante. No. Dovrà essere seguito da tanti altri piccoli passi su una strada lastricata che mi porterà a guadagnare sempre più maggiore sicurezza e autostima. Una strada che, in passato, è stata spesso infida e scivolosa ma che da quel momento mi spaventa un po’ meno. Una strada che, ad ogni passo, sarà sempre meno insidiosa.

In fondo, è tutta una questione “di testa”. Tutti i limiti, tutti i “E se” e i “E ma”, non sono altro che catene che, col tempo, ho imparato a crearmi per non affrontare un cammino che ho già rimandato per troppo tempo. Un cammino che adesso ho iniziato ad affrontare.

Questo è quanto.

Cya.

P.S.: Ovviamente il pomeriggio è andato avanti ed è stato piuttosto spassoso. La Fatina dei Boschi ha dimostrato di avere il genio strategico di una lontra morta e, sulla via del ritorno, si è iniziati a discutere di una nuova forma di monopoli con annessi banchieri, bolle, speculazioni, venditori di armi e quant’altro. Il progetto è ancora in fase meno che embrionale, ma prometto molto bene.

Questo è quanto (per davvero)

Ciauuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuu (cit.)

Cya

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Meet Coso 2.0

Come vi dicevo qui, c’è la possibilità di incontrare il sottoscritto, il Cacciatore di Tonni e la Fatina dei Boschi in quel di Milano. Quello che venerdì mancava era una data. E, oggi, dopo lunghe elucubrazioni sul fatto che fossi serio o meno e per quale motivo lo stessi facendo (circa due minuti), abbiamo analizzato tutte le date a nostra disposizione e…

E abbiamo concluso che l’incontro si ha da fare il 21/07. Un sabato. Sabato perché il Cacciatore di Tonni non ha l’abbonamento e farlo scendere un giorno in più, son soldi. Sabato perché la Fatina dei Boschi ha da preparare due esami. Sabato perché io ho la macchina senza limiti di tempo.

Ricapitolando, in breve, quindi:

Quando: Sabato 21 luglio.
Dove: Ritrovo in stazione a Cadorna, di fronte allo spizzico, sotto il tabellone delle partenze, tra le 14.30 e le 15.00, poi ci si sposta in Sempione.
Cosa si farà: Fondamentalmente un cazzo. Si parlerà del più e del meno, si avrà l’occasione di conoscersi e partecipare ad emozionanti partite di “Scala 40” o “Solo”.
Chi incontrerete: Il sottoscritto in tutta la sua orrorifica presenza, il misterioso Cacciatore di Tonni e la fantomatica e famosissima Fatina dei Boschi (che, ricordo, è un uomo).
Perché venire:  Per passare un pomeriggio diverso conoscendo la persona che sta dietro a Coso e la sua ristrettissima cerchia di amici (parzialmente completa). E poi, sentire i grilli e le cicale che friniscono in centro Milano. Mica poca roba.
Cosa portare: Beveraggio e una stuoia. E spray al peperoncino se diffidate del sottoscritto. Poi quello che volete. Sappiate che ci saranno almeno due migrazioni nel corso del pomeriggio da un punto A ad un punto B.

Chiunque voglia venire, me lo faccia sapere qui sotto o si presenti a sorpresa. Unica cosa, davvero importante, è la puntualità. Noi alle 15.00 che ci sia qualcuno o meno, ce ne andiamo in Sempione.

Come farete a riconoscermi? Beh, dovete beccare tre ragazzi che aspettano di fronte ad uno spizzico e chiacchierano tra di loro. Nel dubbio gridate “Coso” e sventolate la mano. O io, o gli altri due, vi vedremo.

Questo è quanto.

Cya.

P.S.: Aiev di merda, se non vuoi venire durante il ritrovo ufficiale, piemmami in forum che ci si mette d’accordo in separata sede.

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