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Un racconto breve: Giallo

Era una notte fredda. Le strade della città erano illuminate dai lampioni. Per strada c’erano solo barboni ed ubriachi. Il telefono squillò.
– Pronto? – Rispose con aria assonnata
– Abbiamo bisogno di lei. È meglio che venga sul posto – Prese nota dell’indirizzo e riattaccò.
Si voltò e vide dall’altra parte del letto che la donna era ancora profondamente assopita. Per qualche secondo osservò i seni alzarsi ed abbassarsi sotto le coperte.
Cercò i vestiti al buio. Erano un po’ sparsi sul pavimento e un po’ ammonticchiati su una sedia. Quando riuscì a prendere tutto si avvicinò alla porta. Mise una mano sulla maniglia.
– Dove stai andando? – Chiese la donna con un filo di voce
– Lavoro – Rispose.
Non ci furono altre domande. Forse era proprio grazie al fatto che lei non facesse troppe domande ad aver reso possibile che la loro relazione andasse avanti da quasi un anno.

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Le strade erano deserte. La macchina filava senza incrociare nessun’altra vettura. La radio trasmetteva un talk show. Ospite di turno, un politico locale
– Siamo consci dell’emergenza sicurezza che i cittadini stanno affrontando, ma le assicuro che ci siamo già mobilitati per far sì che i problemi di ordine pubblico vengano risolti –
– Cazzate – Borbottò, mentre si accendeva una sigaretta.
Nonostante le continue lamentele sull’inefficienza delle forze dell’ordine da parte del sindaco, loro facevano quello che potevano. Per far fronte a tutto, però, erano troppo pochi.
Si fermò al semaforo.
Una donna si avvicinò al finestrino e vi batté contro. La ignorò.
Quella città stava diventando sempre di più una fogna. E, di notte, usciva il peggio della feccia: derelitti, puttane, tossici e barboni diventavano i re della città.
La donna batté di nuovo sul vetro. Abbassò il finestrino
– Levati dal cazzo –
La donna ammiccò
– Sei sicuro? Non vuoi un po’ di compagnia? –
Tirò fuori il distintivo e glielo sbatté sotto il naso
– Fuori dalle palle. Non ho tempo –
Scattò il verde e si rimise in marcia. Riuscì a sentire la donna gridare “sbirro di merda”.

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L’edificio era circondato da macchine con i lampeggianti delle sirene accesi. Gli ingressi erano circondati da nastro giallo. Qualche curioso sbirciava nascosto dietro le tende di casa propria.
– Cosa abbiamo? – Chiese
– Due vittime. Un uomo e una donna. Da poco sposati. –
Diede un ultima boccata e lanciò il mozzicone in mezzo alla strada
– È il nostro uomo? –
– Sembrerebbe lui. –
Imprecò a denti stretti. Mise i guanti e copri-scarpe per non inquinare la scena.
– La scientifica? –
– Ha appena finito di fare i rilievi –
– Chi vi ha avvertito? –
– La solita voce –
– Per domani voglio tutto il possibile su di loro. Interrogate anche i vicini –
– Adesso? –
– Immediatamente –
La casa era anonima. Ne aveva già viste tante così: mobilio a poco prezzo, ma di buon gusto. Sul tavolo del soggiorno, c’era un vaso pieno di fiori ancora freschi.
Ispezionò il piano di sotto ma non trovò nulla fuori posto.
Salì al piano di sopra. La porta della camera da letto era aperta.
Sul letto c’erano un uomo e una donna. Avevano circa la sua età. Si avvicinò per osservare meglio i corpi. Il modus operandi era lo stesso dei precedenti omicidi. Dopo aver legato mani e piedi, li aveva soffocati. Poi aveva tagliato ad entrambi le mani e le aveva portate via. Il suo macabro trofeo. Oltre a quello e ai segni delle corde, non c’era altro segno di violenza.
Sul comodino c’era una spilletta raffigurante una faccia sorridente.

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– Cosa può dirci, ispettore? –
– Non rilascio dichiarazioni –
– C’entra qualcosa il Killer del Sorriso? –
– Levatemi dalle palle questo rompicoglioni –
Il giornalista protestò mentre veniva allontanato da due colleghi.
Il caso del Killer del Sorriso occupava tutte le prime pagine non solo dei giornali locali, ma anche di quelli nazionali. Con queste due, il totale delle vittime era salito a nove. La sa firma era una spilla con stampata sopra una faccina sorridente.
Le indagini, per il momento, erano ad un punto morto. Le vittime non avevano nulla in comune tra di loro. Frequentavano posti diversi, erano di religione diversa, di estrazione sociale differente e vivevano anche in quartieri diversi o, addirittura, erano di altre città.
L’assassino non aveva mai lasciato alcuna traccia. Aveva studiato meticolosamente ogni dettaglio. Non c’erano segni né di abusi carnali, né di colluttazione. Nessuna impronta.
Dopo ogni omicidio veniva fatta una telefonata col telefono delle vittime. La voce, probabilmente registrata, era contraffatta.
Risalì in macchina.

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Stava studiando per la terza volta i dossier di tutte le vittime, cercando l’elemento in comune che continuava a sfuggirgli. La porta dell’ufficio si aprì
– Il capo vuole vederti. Ed è incazzato nero –
– Merda –
– Subito –
Imprecando, andò nell’ufficio del capo. Aperta la porta fu accolto dall’aria pregna di fumo di sigaro. Stava leggendo un giornale
– Cosa cazzo hai combinato? – Ringhiò, buttandogli il giornale sotto il naso.
Lesse l’articolo rimanendo impassibile. Il giornalista che aveva fatto allontanare aveva scritto l’ennesimo attacco alla polizia.
– Era d’intralcio alle indagini –
L’uomo che aveva di fronte era massiccio, stempiato. La pancia stava iniziando a lasciarsi andare, per colpa del lavoro dietro alla scrivania e gli eccessi che si era concesso
– Non me ne frega un cazzo. L’ultima cosa di cui abbiamo bisogno sono articoli del genere. Ci stanno prendendo a palate di merda in faccia perché tu non sei riuscito a cavare un fottuto ragno dal buco. Sono cinque mesi che questa storia va avanti e tu cosa mi hai portato? Ancora un benemerito cazzo. Sappi che la pazienza dei procuratori sta per finire e la mia è già finita. Sappi che la mia testa non sarà l’unica a cadere, chiaro? –
– Sì, signore. –
– Adesso levati dal cazzo e vedi di portarmi dei risultati, se ci tieni ad avere ancora un posto di lavoro –

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Stava rileggendo le dichiarazioni rilasciate da tutti gli interrogati per le indagini sulle precedenti vittime. Il telefono squillò. Lo ignorò finché non fini la pagina che aveva in mano
– Cosa c’è? –
– Abbiamo un testimone che afferma di aver visto un uomo sospetto girare in zona –
– Affidabile? –
– In questo momento direi di sì –
– Venti minuti e sono da voi. Altro di interessante? –
– Come al solito, niente di niente. –
Non era la prima segnalazione pervenuta di uomini sospetti nei paraggi. In città si era diffusa una psicosi che li aveva obbligati ad aprire un centralino per affrontare l’emergenza. Delle migliaia di chiamate arrivate, nessuna aveva portato a niente.
Alle segnalazioni si erano aggiunte le autodenunce di mitomani. Un paio erano anche stati messi in osservazione, ma si era rivelato tempo perso.
Gli bruciavano gli occhi. Li chiuse e se li stropicciò.

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– Dovresti comprarti un cellulare, lo sai, vero? –
– Già. Dovrei –
La casa era sul marciapiede dall’altra parte della strada, rispetto alla villetta in cui era stato commesso l’omicidio
– C’è qualcosa che dovrei sapere? –
– È abbastanza scioccata da quel che è successo, ma non ci ha dato grossi problemi –
Si sedettero intorno ad un tavolo. Il testimone era una signora anziana, con spessi occhiali che le facevano sembrare gli occhi troppo grandi
– Buongiorno signora –
– Buongiorno detective –
– Potrebbe gentilmente ripetere quello che ha già detto ai miei colleghi –
La vecchia si sistemò gli occhiali e bevve un sorso d’acqua
– Si erano trasferiti qui da poco. Si erano appena sposati. Sembravano così felici…. Non li ho mai sentiti litigare con nessuno nel vicinato. Non riesco a capire chi abbia potuto fare una cosa del genere… – Scosse la testa
– Ha detto di aver visto un uomo, potrebbe dirmi com’era fatto? –
– Non l’ho visto bene. Aveva addosso un berretto e sembrava giovane. Era piuttosto robusto e alto. Era la prima volta che lo vedevo e sul momento non gli ho dato peso –
– Si ricorda altro? –
– No, mi spiace. –
– Ne è sicura? –
– Sì, purtroppo sì –
– La ringrazio per la collaborazione – Si alzò
– Ora che ci penso, però, l’uomo aveva degli strani pantaloni. Sembravano essere parte di una divisa –
– La ringrazio molto –
Quando uscì, tirò fuori il taccuino e si appuntò anche il dettaglio dei pantaloni
– Un altro buco nell’acqua? –
– La descrizione combacia: uomo di giovane età, fisicamente in forma. Indossava dei pantaloni che potrebbero appartenere ad una divisa. Probabilmente era un passante e, comunque, è una pista ormai morta. A meno che non ci siano telecamere qui in zona –

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Il locale era asettico e illuminato da una luce bianca. L’uomo col camicie e la mascherina stava registrando il referto dell’autopsia. Non era la prima a cui assisteva e non sarebbe stata l’ultima. Non lo interruppe mai.
– Facciamo un breve riassunto –
– Morte per soffocamento. Ha premuto la trachea delle due vittime finché non sono morte. –
– Altri segni di violenza? –
– Abrasioni ai polsi e alle caviglie, lasciati dalle corde usate per legarli e un paio di costole incrinate. L’assassino deve aver fatto pressione col suo corpo mentre li soffocava? –
– Segni di abusi sessuali? –
– C’erano tracce di sperma sui corpi, ma credo fosse dovuto ad un rapporto avvenuto tra le due vittime –
– Per il taglio delle mani? –
– Ha usato una sega o, comunque, qualcosa con lama seghettata. Il lavoro, come per gli altri, non è stato fatto con precisione. –
– Presenza di droghe nel sangue? –
– Erano entrambi puliti. –
– Puoi dedurre qualcosa sull’assassino? –
– Sicuramente un uomo. Peso tra i settanta e i settantacinque, essendo riuscito ad incrinare le costole della vittima di sesso maschile. Di più non saprei dirti. –
– C’è dell’altro? –
– No. Avrai il referto per domani pomeriggio –
– Grazie –

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Avevano trovato la sega con cui l’assassino aveva tagliato le mani alla coppia. Era stata recuperata sul retro del giardino, nei pressi dello steccato che li divideva dalla strada. La scientifica l’aveva già presa in consegna.
– È il primo errore che fa il nostro uomo – Constatò un membro della task force
– Voglio che ricontrolliate tutto il giardino. Potrebbe essersi lasciato dietro anche altre tracce. – Disse, mentre si accendeva una sigaretta
Si guardò intorno. Se aveva fatto quel errore, avrebbe potuto farne anche altri
– Chi ha scoperto la sega –
– Io, signore – Rispose un’agente che non aveva mai visto
– Come ti chiami? –
– Agente Cooper, signore –
– Agente Cooper, hai notato altro in quella zona? –
– No, signore. Ho provato a guardarmi intorno ma non ho visto nulla – Rispose la donna.
– Dite alla scientifica che voglio che controllino anche la staccionata dove è stata trovata la sega –
Si girò e sospirò. Il caso, forse, era uscito dal binario morto in cui si era infilato.

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I risultati della scientifica non diedero gli esiti sperati. Sulla sega non c’era traccia di impronte. Il barlume di speranza intravisto si era spento subito.
– Mi senti? Hai capito cosa ti ho detto? –
– Come, scusa? –
– Ti ho detto che pensavo di passare il fine settimana da te, se non è un problema –
– Oh, sì. Va bene –
– Ma cosa ti succede ? Cosa ti preoccupa così tanto? –
– Niente, stavo pensando –
– Puoi evitare di pensare al lavoro, almeno quando siamo insieme? –
– Hai ragione, ma non riesco a venirne a capo. È una situazione di merda – Era la prima volta che le parlava del suo lavoro
– So che non è facile, ma devi riuscire a staccare almeno per un po’ –
– Manca un trait d’union tra le vittime e ci deve essere per forza. Se non ci fosse… – Si interruppe.
– Se non ci fosse, vorrebbe dire che sceglie le sue vittime a caso – Concluse lei.
– Potremmo non prenderlo mai –

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Da due settimane era tutto tranquillo. I giornali dedicavano al caso solo le ultime pagine e questo aveva permesso di portare avanti i lavori senza la pressione dei media.
Tutta la task force aveva iniziato a studiare di nuovo i singoli casi e i movimenti da loro fatti negli ultimi giorni.
– Qualcuno ha notato niente di strano? –
– Assolutamente niente. Avevano delle vite normali, cazzo. – Disse uno.
– È la ventesima volta che leggo queste cose, me le sogno anche di notte. Ne ho pieni i coglioni – Si lamentò un altro
– Gente, non me ne frega un cazzo dei vostri problemi. Non mi frega un cazzo nemmeno delle vostre lamentele. Dobbiamo trovare qualcosa. Sono sicuro che ci sia un collegamento –
– Sì, nella tua testa di cazzo – Mormorò uno.
Lo sollevò di peso e lo sbatté contro il muro
– Pensi di poter fare meglio stronzetto? Eh? Se vuoi ti lascio il posto e voglio vedere cosa cazzo combini tu. Coglione – La faccia del poliziotto era paonazza.
Lo lasciò andare.
– Continuate a lavorare fino alla pausa pranzo e poi levatevi dai coglioni. –
Si accese una sigaretta e inspirò il fumo.

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Era l’ultima ora dell’ultimo turno di quella settimana. Stava sfogliando delle carte contenuti nel dossier riguardanti le ultime due vittime. Ad attrarre il suo sguardo fu una serie di fatture. Prese a leggerle, controllandone la data. Erano arrivate tutte cinque giorni prima della morte.
A colpirlo fu l’intestazione di una delle fatture. Si accese una sigaretta. Iniziò a sfogliare rapidamente i plichi contenenti i fascicoli sulle altre vittime.
Controllò e confrontò febbrilmente le fatture, mentre le sigarette si susseguivano una dopo l’altra.
Prese in mano il telefono.

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Di fronte a lui, aveva quindici poliziotti. Tutti lo fissavano. La tensione era palpabile. Prese il pacchetto per accendere un’altra sigaretta. Le aveva finite. Un collega gliene diede una.
– Vi ho chiamati qui per un motivo – Disse, dopo aver dato una boccata
– C’era qualcosa che collegava tutte le vittime. Qualcosa che tutte avevano in comune ma, fino ad ora, non avevamo trovato cosa potesse essere – Fumò di nuovo
– Due ore fa, ho trovato questa cosa. È un filo flebile e potrebbe rivelarsi un’altra falsa pista ma è l’unica cosa che abbiamo –
Prese in mano le fatture e le dispose sul tavolo
– Queste sono delle fatture. Le ho trovate mentre sfogliavo il plico dell’ultimo caso –
Gli agenti intorno al tavolo le studiarono
– Come potete notare, la stessa compagnia ha emesso fattura anche nei confronti delle altre vittime. Il lasso di tempo intercorso tra il ricevimento delle stesse e l’uccisione delle vittime è compreso tra i sette e i cinque giorni –
– Il ragionamento potrebbe anche filare, ma dovremmo assicurarci che a fare le consegne sia sempre stato lo stesso uomo e, in tal senso, abbiamo una bassisima probabilità. – Fece notare un agente
– Non hai un cazzo in mano e c’è il rischio di mandare tutto a puttane se il colpevole, o i colpevoli sospettassero qualcosa. – Aggiunse il suo capo
Diede un’ultima boccata alla sigaretta
– Per il momento è l’unica fottuta pista che abbiamo. È ovvio che non andremo lì con le pistole spianate. Abbiamo bisogno di un registro delle consegne e una tabella di turni. Inventate qualche cazzata e fate in modo di ottenerli –
Il capo scosse la testa
– Potremmo provarci, ma ci giochiamo il tutto per tutto –
– Io avrei un’idea… – Disse un agente.
– Stiamo seguendo il caso sullo spaccio di droga, no? Potremmo ottenere la tabella dei turni, facendo pressioni sulla direzione per far sì che non ci siano fughe di notizie. La loro immagine ne sarebbe rovinata. Sicuramente non è una bella cosa ma… –
– Si fottano le cose pulite. Lei cosa ne pensa? – Chiese lui al capo
– In qualsiasi caso mi sto giocando le palle. Facciamolo –

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Avevano un sospettato. Era stato lui a consegnare a tutte le vittime la merce. L’unica cosa a mancare erano le prove.
– Non capisco – Disse uno suo collega
– Cosa? – Chiese
– Come sceglie le sue vittime? Ha fatto altre consegne in queste settimane. Tutti quanti potrebbero essere potenziali vittime –
Spense la sigaretta nel posacenere
– È proprio per questo motivo che è pedinato ventiquattro ore su ventiquattro. Tutti quelli della task force sono impiegati in questo compito. Ovunque vada, uno di noi in borghese lo segue. –
– Sì, lo so ma… Ogni Serial Killer ha una sua logica. Questo, invece, sembra mancarne completamente. Sembra che estragga a sorte. È inquietante. Fottutamente inquietante –
Non rispose. La cosa turbava anche lui. Per quanto si impegnasse a provare a capire, non gli riusciva.
– Non ha precedenti. Cittadino impegnato nella propria parrocchia. Potrebbe aver incontrato anche i miei figli –
– Sarai stupito dal sapere che in passato era finito in cura da uno strizzacervelli per un paio di anni –
– Perché? –
– Torturava animali randagi. I suoi lo hanno scoperto e mandato da uno psichiatra –
– Cristo santo –
– Poi è sempre rigato dritto. Lo psichiatra purtroppo è morto, sarebbe stato utile saperne di più sul Killer del Sorriso –

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Dall’ultimo omicidio erano passati ormai due mesi. Il capo diventava sempre più impaziente.
I pedinamenti erano infruttuosi e il Procuratore si era rifiutato di dar loro un mandato di perquisizione.
Il sospettato sembrava avere una vita banale e normalissima. Aveva ancora una settimana e poi sarebbe tutto finito.
Anche la sua carriera nella polizia.

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Erano le 23 e mancavano tre giorni alla fine delle operazioni. Il telefono del suo ufficio squillò.
– Si sta muovendo. Aveva con se un piccolo sacchetto. Lo stiamo seguendo. –
– Appena avete l’indirizzo, chiamatemi subito. Non agite finché non arrivano i rinforzi, chiaro? –
– Ricevuto –
Per una persona abitudinaria come il sospettato, quell’uscita era quanto meno insolita.
Si accese una sigaretta e attese.
Venti minuti dopo erano in macchina.

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La via era deserta. Le luci delle case erano quasi tutte spente. Tutte le unità disponibili si erano recate sul posto.
Camminarono lungo il vialetto e ad un suo cenno si disposero intorno alla casa. Cinque uomini, lui compreso, sarebbero entrati.
Il sospetto era venuto in quella casa più volte, per delle consegne durante i mesi.
Aveva avuto tutto il tempo di studiare il proprio piano d’azione.
La macchina era stata lasciata qualche isolato più indietro. Era giunto alla casa a piedi e aveva forzato la serratura senza troppe difficoltà.
Era dentro da un minuto e mezzo.
La porta si aprì senza fare rumore. Tre uomini perquisirono il piano terra.
Lui e un altro agente salirono. La porta della camera da letto era socchiusa. La luce del comodino era accesa.
Dalla stanza provenivano rumori soffocati.
Avanzarono lentamente. Spalancarono la porta
– Mani in alto! Polizia! –
L’uomo si voltò e alzò le mani. Sul letto c’era una donna legata che singhiozzava silenziosamente.
– Tieni le mani in alto e ben in vista, figlio di puttana! –
Gli altri colleghi arrivarono di corsa
– Nessuno scherzo o ti faccio saltare quella testa di cazzo –
Due agenti si avvicinarono. Gli trovarono addosso una pistola
– La festa è finita, maledetto bastardo –
L’uomo scoppiò a ridere.
Mentre lo ammanettavano iniziò a ripetere ossessivamente
– È l’inizio! È soltanto l’inizio! Stanno arrivando e cambieranno tuuuuuuuuuuuuuuutto quanto! –

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Nella casa dell’uomo trovarono i resti delle vittime, in uno stanzino. Erano tutti in avanzato stato di decomposizione.
Nella casa trovarono anche un comodino pieno di spille riportanti la faccia sorridente.
L’uomo si trovava in una struttura di massima sicurezza e continuava a ripetere l’inquietante cantilena iniziata quando era stato arrestato.

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L’odore salmastro del mare, il rumore delle onde che si infrangevano contro gli scogli e il cielo grigio facevano da paesaggio alla loro passeggiata.
Era la sua prima vacanza dopo tanto tempo.
Alla fine, lui e lei erano andati a convivere. Ancora faticava a crederci.
Le loro mani erano intrecciate. Si fermarono a contemplare il panorama senza parlare. Avevano parlato molto, durante quella vacanza.
Di fronte ad uno spettacolo del genere, però, le parole erano mancate ad entrambi.
Lei appoggiò la testa sulla sua spalla
– Tutto questo è… Magnifico –
– Già – Disse lui, laconicamente.
Si baciarono.

Fine.

NdC:

A) Prima che qualcuno se ne esca dicendo:

1) La storia è banale e scritta male
2) I personaggi non sono caratterizzati e non hanno una crescita
3) Mancano le descrizioni sia dei luoghi, sia delle persone
4) Non è chiaro perché l’assassino abbia iniziato ad uccidere, perché si porti via proprio le mani e nemmeno perché come firma usi le spille con le faccine sorridenti
5) Avreste saputo e potuto fare di meglio

Sappiate che lo so (e non me ne frega niente). Nonostante tutte le mancanze, nonostante le tante imperfezioni, quanto qui scritto è nato per essere così e, tutto sommato, sono abbastanza soddisfatto di come sia venuto.

B) La scelta del colore “Giallo” è completamente casuale.

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Quei film appena visti

Vabbè, siccome è estate e la voglia di scrivere è (relativamente) poca, oggi vi beccate una sorta di elenco dei film visti con annesso giudizio. Non saranno, ovviamente, delle recensioni.

E, il primo film è il Caimano: diretto da Nanni Moretti. Il film racconta la storia di un produttore (Silvio Orlando) ormai in crisi che decide di lavorare su un progetto di una giovane regista (Jasmine Trinca) che racconta la vita di Berlusconi. Durante il film, oltre a seguire le vicende personali del produttore, ci viene fornito uno spaccato della vita italiana dopo trent’anni di berlusconismo. Vengono ripresi alcuni dei momenti più importanti della carriera di Berlusconi (l’apertura delle emittenti private di Mediaset o l’acquisizione del Milan, per esempio) e la pessima figura che ci fece fare al Parlamento europeo con il rappresentante tedesco. Il film/documentario incontra svariati problemi e, alla fine, riescono a girare soltanto l’ultima scena: il processo al Caimano. Come tutti ben saprete (visto che gli è stato dato un gran risalto), la sentenza è la seguente: colpevole e condannato a sette anni di reclusione, interdizione perpetua dai pubblici uffici.
Il film, nonostante siano passati sette anni, è ancora attuale e dà ottimi spunti di riflessione sulla situazione politica e culturale italiana. Ciò nonostante, il finale lascia molti quesiti in sospeso sulla vita del protagonista (il produttore del film): il film riuscirà a farlo rientrare delle speso o avrà perso tutto? Il rapporto con la moglie è deteriorato irrimediabilmente? Insomma, mi dà l’idea che sia un film incompleto.
Lo consiglio? Ni. È indubbiamente un buon film, ma per le tematiche trattate potrebbe non interessare a tutti.
Voto: 7

Zero Dark Thirty è diretto da Kathryn Bigelow. Il film racconta le operazioni che hanno portato all’uccisione di Osama Bin Laden il 2 maggio del 2011. L’introduzione ci è data dall’audio delle persone coinvolte nell’attentato delle Torri Gemelle. Seguendo le vicende di Maya (Jessica Chastain) (dal primo interrogatorio fino all’operazione da cui è tratto il titolo del film) si fa un viaggio attraverso la così detta Lotta al Terrore sotto l’amministrazione Bush prima e sotto quella Obama poi. Ci vengono mostrate le torture a cui erano sottoposti i prigionieri, gli attentati di Londra e i pedinamenti fatti ad alcuni uomini chiave per arrivare al nascondiglio di Bin Laden e alla sua uccisione.
Il film ha il pregio di riuscire a non prendere una posizione, rimanendo imparziale, sia sull’utilizzo delle torture  (non viene mai espresso un giudizio, se non per bocca di Obama), così come non si tende ad esaltare eccessivamente l’uccisione del più pericoloso terrorista. Nel complesso, quindi, è un discreto film che mescola thriller, azione, dramma e racconta una storia realmente accaduta. Non un capolavoro, non un brutto film.
Lo consiglio? Sì. Se siete in cerca di un film sull’argomento oppure volete qualcosa con un buon grado di tensione, questo film andrebbe più che bene. E, poi, c’è lei.
Voto: 7.5

Funny People, diretto da Judd Apatow, è una commedia del 2009. George Simmons (Adam Sandler), famoso comico, scopre di essere afflitto da una rara forma di leucemia, troppo avanti per essere tratta dai farmaci tradizionali. Inizia quindi una cura sperimentale, ma il dover affrontare la morte gli fa capire di aver sbagliato tutto nella sua vita. Grazie all’aiuto di un ragazzo che gli farà da assistente (Seth Rogen) e gli scriverà le battute, proverà a rimediare agli errori fatti. Ricontatterà anche la ex fidanzata, sposata con un australiano (Eric Bana) con due figlie, per cercare di ripristinare il rapporto. La guarigione, però, lo riporterà alle precedenti brutte abitudini e ciò lo porterà ad uno scontro col suo assistente, nonché migliore amico, che culminerà col licenziamento di quest’ultimo. Il film, comunque, avrà un lieto fine che non vi svelerò.
Anche in questo caso si è di fronte ad un film nella media. Il tema della malattia e della redenzione è affrontato in modo meno drammatico, rispetto al solito. Ciò nonostante, è meglio di molte commedie americane. D’altro canto, alla fin fine, non ti lascia assolutamente nulla dopo la visione e, in alcune occasioni, c’è la tendenza a scadere eccessivamente nel volgare e nel banale.
Lo consiglio? No. Potreste trovare di meglio senza troppi problemi. Se proprio non avete nulla di meglio da vedere, guardatelo. Dovrebbe farvi ridere almeno un po’.
Voto: 6

The Royal Tenenbaums è una commedia diretta da Wes Anderson, del 2001. Ci viene raccontata la storia della famiglia Tenenbaum: marito e moglie si separano dopo dieci anni e tre bambini. I tre bambini dimostrano di essere tutti dei piccoli geni. Il primogenito, Chas (Ben Stiller) è un mago della finanza. La secondogenita (figlia adottata), Margot (Gwyneth Paltrow), è una scrittrice di successo. Il terzogenito, Richie (Luke Wilson), è un campione di tennis. Crescendo, però, tutti e tre i figli si sono persi per strada. Chas, dopo la morte della moglie, è ansioso e iperprotettivo nei confronti dei due figli, Margot non riesce più a scrivere ed è incastrata in un matrimonio frustrante mentre Richie, dopo essersi ritirato, si è imbarcato su una nave. Ed è proprio in questo momento che Royal (Gene Hackman), il padre, rientra in scena. L’uomo, ormai sull’orlo della bancarotta, viene a sapere che la moglie (Anjelica Huston) sta per risposarsi con il suo contabile. L’uomo, si fingerà malato di tumore e cercherà di evitare che i due si sposino. Nel frattempo, il rapporto coi figli riprenderà tra mille difficoltà e, anche grazie al suo aiuto, alcuni problemi verranno risolti. Quando, però, verrà scoperto che Royal non era malato di cancro, tutto quanto di buono verrà rovinato. Nel frattempo, Richie cerca di suicidarsi, dopo aver scoperto tutte le storie avute da Margot (di cui è innamorato). Una volta uscito dall’ospedale, però, la sorellastra rivelerà di ricambiare i suoi sentimenti. Royal, capendo di aver sbagliato ad agire come ha fatto, concederà il divorzio alla moglie e salverà la vita dei figli di Chas da una macchina che stava per investirli.
Il regista è lo stesso di Moonrise Kingdom e si nota. Sia l’utilizzo dei flashback, sia le inquadrature e l’impostazione del film ne fanno un predecessore (riuscito benissimo). Questa è una commedia ben riuscita: non fa ridere, ma fa sorridere. Inoltre, ci sono momenti di malinconia che rendono il film quasi agrodolce. L’utilizzo delle canzoni, tra l’altro, è perfetto. Una colonna sonora quanto mai azzeccata. L’idea di dividere il film in “atti”, con la possibilità di leggere ciò che succede sulle pagine di un libro, è una chicca non da poco.
Consigliato? Assolutamente sì. Se aveste amato Moonrise Kingdom, questo sarebbe indubbiamente un must watch. E, poi, Gwyneth in sto film è tantissima roba.
Voto: 8,5

Per concludere, invece, un altro film di un regista italiano: This Must Be The Place di Paolo Sorrentino. Il film è, fondamentalmente, diviso in due parti: la prima parte ci mostra come una ex rock star, ormai in declino, continui la sua vita in maniera sempre uguale e noiosa. Per lui, le lancette dell’orologio sembrano essersi fermate al suo ritiro. Le uniche persone con cui riesce a rapportarsi serenamente sono la moglie e una ragazza (Mary) che, oltre ad essere una sua grande fan, è anche una sua grandissima amica. A strapparlo dalla noia e dalla vita consuetudinaria che lo stava soffocando, è il funerale del padre. Il padre, un ebreo deportato ad Auschwitz, con cui non aveva rapporti da quando aveva iniziato la sua carriera nel mondo della musica. Il cugino darà a Cheyenne (Sean Penn, il protagonista) i vecchi diari del padre e gli chiederà di trovare il nazista che aveva umiliato il defunto. Cheyenne, quindi, inizia un viaggio che lo poterà attraverso l’America, alla ricerca di questo nazista.
Il film, alla fine, non è altro che la metafora della maturazione del protagonista. Il viaggio, oltre che essere compiuto fisicamente, è anche compiuto spiritualmente. E sarà proprio durante questo viaggio che Cheyenne riuscirà ad affrontare i fantasmi del proprio passato (e del passato di suo padre). Durante il viaggio incontrerà molte persone e, nel bene o nel male, questi incontri cambieranno non solo la sua vita, ma anche quella degli altri. Una nota di merito a Sorrentino che è riuscito a rendere un film del genere molto introspettivo attraverso la lettura dei diari del padre. Da notare anche come, durante il film, si farà ricorso all’anafora “Prima dell’inferno” e che solo nel finale l’anafora cambierà diventando “Durante l’inferno”.
L’unica cosa che potrebbe far storcere il naso è la poca importanza data a quelli che, nella prima parte, erano personaggi fondamentali. Nonostante questo, rimane un capolavoro che chiunque dovrebbe vedere.
Consigliato? Assolutamente sì. Un altro capolavoro di Sorrentino che ha preso meno premi di quanto meritasse.
Voto: 8.75

Questo è quanto.

Cya.

Bonus:

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