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Dialogo Surreale #25

– Cosa posso fare di un po’ scemo?
– Avrei potuto rispondere “sesso con me”, ma non lo farò.

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Di tutto, un po’

Devo essere estremamente sincero: non è che abbia molto da dire. Il primo caldo e lo studio mi tolgono la voglia di fare quasi tutto. Se ci si aggiungono i vari impegni, si spiega perché stia scrivendo un post alle 12.20 di mattina (al posto di studiare). Comunque sia, ormai ho iniziato e quindi arriverò alla fine del post. O morirò nel tentativo di farlo. Ci tengo anche a dire che non so esattamente di cosa parlerà questo post (ho due argomenti sicuri e poi il vuoto), quindi fate un respiro profondo e preparatevi a sprecare tempo prezioso della vostra vita.

E in principio furono le Amministrative. Amministrative che per il sottoscritto e il suo gruppo, sono iniziate con le primarie per designare il candidato sindaco del centro-sinistra. Nel post di settimana scorsa accennavo al ballottaggio e al fatto che, comunque fosse andata, ne sarebbe valsa la pena. Beh, mentivo. Sia chiaro, l’esperienza è stata bellissima e se mi dicessero di rifarla non ci ripenserei due volte (giusto quelle quattro o cinque). Comunque, dicevo, che mentivo. Mentivo perché se avessimo perso avrei (o per meglio dire, avremmo) avuto la conferma che per quanto ci si impegni sul territorio e per quanto si lavori bene, le vecchie logiche sono sempre quelle predominanti. Eppure, i cittadini di Seveso, hanno deciso di voltare pagina ed eleggere un candidato sindaco “rosso”, dopo quindici anni di mal governo del centro-destra. Fortunatamente è andata così e ora ci sarà tantissimo da lavorare anche per quelli che non fanno parte del consiglio (come il sottoscritto). C’è talmente tanto da lavorare che sia sabato mattina, sia mercoledì mattina dovremo essere al mercato per dimostrare che dopo la vittoria non siamo spariti. E dato che gli Dèi sono dei sozzi bastardi, mi toccherà svegliarmi presto.

Sabato ho incontrato V. e il suo moroso. Con me c’era la Fatina. Devo dire che è stata una giornata piacevole che sicuramente avrà un bis (in quel di Milano, dato che a Parma la gestione ci lascia assai perplessi). Quando V. dice che ho una parolina buona per tutti, sta dicendo la verità. E, quel giorno, ero anche di buon umore. Vi lascio immaginare quanto possa essere delicato e fine quando ho lo scazzo atomico. Comunque sia, ci tengo a dire che non ho fatto complimenti solo alle tettone, ma anche a fanciulle molto belline che sono sbucate dal nulla e che poi abbiamo perso di vista. Tra l’altro, tornando in Sempione, io e la Fatina abbiamo incrociato una gingerina stupenda. Una giornata perfetta per iniziare una tre giorni altrettanto perfetta. Mi è stato chiesto come sia V. dal vivo. La prima risposta che m’è venuta da dare è diversa. Diversa in meglio, ovviamente. L’incontro è andato più o meno come auspicabile, se escludiamo una colazione fatta di corsa.

A proposito di incontri, dopo il fallimento dei precedenti tentativi vogliate per il tempo, vogliate perché non frega un cazzo a nessuno, ho intenzione di riproporre il Meet Coso. Cos’è il Meet Coso? Semplicissimo: è l’opportunità di incontrare il sottoscritto (ed eventualmente la Fatina e il Cacciatore) per conoscerci personalmente. Le modalità penso non cambieranno: giornata a Milano da trascorrere tra la Feltrinelli e Parco Sempione. Pranzo possibilmente al sacco e tanto tanto divertimento (non assicurato). Per le date ci si metterà d’accordo più avanti. Perché dovreste venire, se abitate dall’altra parte del mondo? Semplice! Avrete l’occasione di conoscere me ed io, causa culopesismo cavalcante, non mi muoverò da Milano. E, sì, mi rendo conto che questa affermazione non sia molto carina, ma ceste.

Prima o poi inizierò una rubrica sulle mie letture. Ho intenzione di copiare l’idea a V., che so già che mi perdonerà. Forse. Comunque sia, devo solo mettere insieme la voglia di scrivere e scegliere un libro dei tanti che ho letto e sto leggendo (sempre sia lodato il Kindle). Partirò, probabilmente, dalla lista che troverete nei “Must Read di Coso” che, tra l’altro, sarà da aggiornare. Sia mai che riuscirete a trovare qualcosa di interessante da leggere. Dato che si parla di libri e che, comunque sia, non ne se ne leggono mai abbastanza, mi affido a voi per consigli su libri che potrebbero piacermi (vi lascio libertà di genere e autore), ma tenete presente che alla fin fine, farò una cernita e chi si è visto si è visto.

Rimanendo in tema artistico, ieri l’altro ho rivisto il Divo. Ed è un filmone, senza ombra di dubbio. Ora, nella lista di film da vedere, ho “La meglio gioventù”. E questo mi riporta alla mente che, in teoria, io, il Cacciatore, la Fatina e la Secsdonna dovremmo riprendere col cineforum. Sono convinto che prima o poi riprenderemo (anche se in realtà, tutto si è bloccato per mia colpa, mia grandissima colpa).

Penso di aver scritto abbastanza, quindi mi fermo qui.

Questo è quanto.

Cya

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Cose belle – Volume #1

Il titolo è già abbastanza esplicativo di per sé.  In questa nuova rubrica raccoglierò un po’ tutti i fatti o le cose che valgano la pena di essere trasmesse ai posteri e ai lettori. Ovviamente è un’idea nata male e continuerà pure peggio. Spesso e volentieri le cose belle in questione non fregheranno a nessuno, ma ceste.

E, per aprire, ci metto la campagna elettorale. Indipendentemente dal risultato finale e dal fatto che io abbia fatto abbastanza schifo, la campagna elettorale, che si avvia verso la sua conclusione, è stato un modo per entrare in contatto con il Comune in cui vivo e conoscerne le persone. L’idea del comune-dormitorio è stata spazzata via di fronte all’enormità di possibilità che il territorio ci offre e che non sono mai state pienamente sfruttate. Il gruppo coeso e unito, inoltre, mi ha permesso di maturare un’esperienza indubbiamente stancante, ma ancor più soddisfacente. E, al di là di tutto, ho avuto a che fare con persone disponibili, con cui ho gioito e sofferto. Persone con cui mi sono incazzato e che mi hanno fatto aprire un po’ di più gli occhi su Seveso. Adesso non resta che stringere i denti e andare avanti per gli ultimi (ormai) tre giorni di campagna elettorale.

Sempre facendo campagna elettorale, in un quartiere della mia città, ho avuto modo di assistere ad una cosa più unica che rara: una famiglia con cui avevo parlato prima che andassero via, al rientro, vedendomi lì seduto con un compagno di partito ci ha offerto da bere e da mangiare. Ovviamente, sia io, sia il compagno abbiamo rifiutato. Nonostante il rifiuto, comunque, è stato piacevole vedere che quelle persone abbiano capito l’impegno, lo sforzo e la passione che ci abbiamo messo e abbiano deciso di dare il loro contributo, in maniera molto semplice e diretta.

Un mio amico, settimana scorsa, mi ha accennato un progetto in cui avrebbe voluto coinvolgermi. Dopo esserci visti domenica, ed aver trovato l’accordo su come sviluppare il lavoro, posso finalmente dirlo: Coso diventerà uno sceneggiatore di fumetti. A me spetta il compito di scrivere la storia e, dopo sceneggiarla. Il mio amico, studente alla scuola del fumetto di Milano, si occuperà della parte grafica (disegno e colori). Le opzioni propostegli da me sono due: una sui supereroi (non molto originale, ma di sicuro effetto) e una è quella del racconto pubblicato qui sul blog. Per il momento non c’è ancora nulla di concreto, anche perché dovrei riassumere in breve le due trame, in modo tale che lui possa sottoporle al prof di sceneggiatura. Probabilmente, alla fine, non se ne farà niente. Però è un modo interessante per occupare il tempo libero.

E alla fine, ma non per ultimo, la vera cosa bella: questo sabato incontrerò V. (e moroso). Il fatto che lei sia a Milano, oltre a quello che sabato possa staccare per un giorno intero prima del ballottaggio, permetteranno questo evento da tanto tempo atteso (almeno, stando a fonti ufficiali). Il programma prevederà sicuramente una libreria (devo ritirare dei libri) e Sempione perché, da bravo culopeso, io voglio mettermi sotto le fresche frasche a cazzeggiare. L’unica nota negativa sarà la delusione di V. dopo l’incontro. Come guest star, dall’ora di pranzo, ci sarà anche la Fatina. Per ulteriori aggiornamenti, dovrete aspettare settimana prossima, probabilmente.

Questo è quanto.

Cya

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Calma piatta

È paradossale come non abbia nulla da dire sui cazzi miei. Nonostante le vacanze appena finite e l’attacco di follia compulsiva che mi ha spinto ad iscrivermi a ben tre appelli, il periodo che sto attraversando in questi ultimi giorni è definibile solo con le parole “calma piatta”.  Calma piatta legata al fatto che la solita routine e il tram tram quotidiano abbiano ripreso ciò che era loro di diritto dal gozzovigliare e dai festeggiamenti tipici del periodo natalizio.

Quanto scritto sopra non deve avere per forza una valenza negativa. La quotidianità, tutte le azioni fatte per “forza dell’abitudine” sono molto più apprezzate degli svariati imprevisti che, spesso e volentieri, vanno a complicare situazioni già abbastanza ingarbugliate per conto loro. Quotidianità scandita da un’agenda ben chiara di impegni e incontri che vanno (più o meno) rispettati. Sono, insomma, alle prese con quella che potremmo definire ordinaria amministrazione.

Ordinaria amministrazione che affianca all’immancabile (e più che mai necessario) studio, impegni più o meno quotidiani o settimanali. Il primo tra questi impegni, quello di questa mattina, però è qualcosa di (quasi) epocale: il cambio di acconciatura. Cambio di acconciatura fortemente voluto da coloro i quali mi mantengono e dovuti a motivi di presentabilità (già piuttosto scarsa) oltre che di indiscussa comodità. La folta chioma, infatti, era ormai divenuta una fastidiosa zavorra e un modo assicurato di perdere tempo sia dopo la doccia per asciugarla e pettinarla, sia prima di uscire o, appena dopo essermi svegliato, per lo stato impresentabile in cui si trova.

Oltre ad un look nuovo e rinfrescato (con tanto di sistemazione barba) questa settimana si dà il via anche agli incontri della Gazzetta e le discussioni sul prossimo numero in uscita e su tutto ciò che riguarda la vita di questa associazione. Per leggere l’articolo da me scritto, temo ci vorrà ancora un po’ di tempo. Appena possibile vi farò avere la mia prima (e spero non ultima) fatica giornalistica.

Oltre agli incontri della Gazzetta, c’è anche la chiusura della campagna elettorale per le primarie del candidato sindaco del centro-sinistra.  Gli ultimi appuntamenti saranno: il mercato di sabato mattina, per volantinare a tappeto e cercare di racimolare gli ultimi voti disponibili. Dopo sabato ci sarà la terribile sveglia domenicale alle 7.30 per passare un’emozionante giornata al seggio per le suddette primarie. Il che, in soldoni, vorrà dire che avrò un sacco di tempo per studiare e di tanto in tanto intrattenermi in conversazioni interessantissime con questo o quell’elettore, oltre ad assicurarmi che non sorgano problemi di sorta.

Finita questa campagna, però, si rincomincerà coi direttivi e, dopo una breve pausa, inizierà la fase del porta a porta per far votare il candidato sindaco che sostengo. Questo mi trasformerà in una sorta di testimone di Geova. Sono già preparato psicologicamente al mare di insulti da cui verrò subissato e la cosa non mi spaventa. Ovviamente, questa seconda fase, comporterà altri banchetti al mercato e altri incontri pubblici a cui, volente o dolente, dovrò partecipare.

Altri appuntamenti importanti, oltre ai suddetti esami, potrebbero non esserci se non si contasse la fumetteria. Fumetteria che visiterò in un non meglio precisato periodo di fine gennaio per poter dilapidare parte del mio patrimonio ed immergermi nelle fantasmagoriche avventure di tizi dotati di poteri (o gadget) strafighi.

L’ordinaria amministrazione, la calma piatta, è però una costante in un campo: quello sentimentale. V., in modo più o meno serio, si è imbarcata nella titanica impresa di provare ad “accasarmi”. Le mie perplessità sono già state tutte espresse e sono più o meno condivisibili. Nel frattempo, mi “innamoro” di perfette sconosciute. L’ultima (s)fortunata? Una gingerina che ieri stava parlando all’ingresso dell’università con un’amica.

Non so esattamente di cosa stessero parlando perché, tendenzialmente, quando vado in giro evito di ascoltare qualunque discussione per paura di sentire le solite sciocche frivolezze. In questo caso, però, non ho potuto fare a meno di sentire cosa si dicevano dato che sono passato praticamente a meno di mezzo metro da loro. E, questo, è quanto ho captato:

Gingerina: “[…] E mi fa: sì, beh, insomma…Mi sono innamorato di te”
Amica: “Aaaaaaaaaaaaawwwwwwwww chettenero!”

E, in tutto questo, l’unico pensiero di senso compiuto che ho tirato fuori tra un “Hoffame” e un “Cazzo è tardi, sicuramente perderò il treno” è stata:

“Se ti avessi conosciuto, sarei stato io a dirtelo”.

Ovviamente, questo pensiero è assolutamente falso dato che, anche se l’avessi conosciuta (e quella di ieri è stata la prima volta che l’ho intravista), non mi sarei dichiarato. Ma questa è tutta un’altra storia.

Ma, dato che sto divagando, è meglio focalizzarsi su un importante passaggio, prima di concludere. La gestione dell’ordinaria amministrazione non deve assolutamente diventare un impantanarsi nel solito tram tram quotidiano, senza vie di uscita. La cosa paradossale è, però, che l’unico modo per evitare un’escalation del genere sia propri l’imprevisto. Imprevisto che complicherebbe le cose, più di quanto non lo siano già.

Settimana prossima è molto probabile che vi cucchiate un articolo sulla politica. Tante care cose ♥

Questo è quanto.

Cya.

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Alibi e Sentimenti

Complice il fatto che debba aspettare che torni mia sorella, dovrei iniziare a buttare giù le idee o, meglio ancora, la prima bozza del mio primo articolo che verrà pubblicato su un giornale. Ebbene sì, Coso passa dal 2.0 alla carta stampata. La notizia buona è che finalmente potrò godere di una mia rubrica che porterà il nome di “L’Angolo di Coso”, quella cattiva è che a meno che non siate residenti a Seveso, non lo leggerete mai.

Il fatto di dover scrivere un articolo per un giornale mi pone, per la prima volta, nella scomoda situazione di dover scrivere entro una scadenza fissata. E purtroppo, quando si tratta del processo creativo, difficilmente riesco a rispettare i tempi previsti. Lo potrebbero confermare le mie prof di educazione artistica alle medie che su quindici tavole, di mie ne vedevano solo tre o quattro. E facevano pure schifo (sono un pessimo disegnatore e colorista).

Il problema, nel campo creativo, è il fatto che spesso mi manchi l’ispirazione. Per poter scrivere devo avere il tempo di concentrarmi, raccogliere mentalmente tutte le idee e formulare una tesi con degli argomenti a favore. Il tutto, normalmente, può richiedere dalle due ore ad un tempo non ben definito. E, infatti, molti dei progetti iniziati sono stati abbandonati proprio perché arrivato ad un certo punto, non riuscivo più ad andare avanti o, peggio ancora, quanto scritto in precedenza non mi convinceva per nulla.

Ad oggi, l’unico modo funzionante per ovviare a questo problema è stato quello di rifugiarmi in montagna per quattro giorni. I risultati dopo il rientro a casa, però, sono stati quelli descritti nelle righe sopra. Questo mi ha spinto ad iniziare una revisione di quanto iniziato quest’estate abbandonata quasi subitaneamente, in attesa di tempi migliori (che, come ben potete immaginare, non verranno). Tutto questo è spiegabile sia col continuo sovrapporsi di impegni che mi tolgono tempo e voglia, sia con il mio leggendario e faraonico culopesismo.

Come è normale che sia, tra processo creativo e vita di tutti i giorni ci sono più parallelismi di quanto si possa credere. Ed una cosa che mi accomuna sia quando si tratta di scrivere, sia quando si tratta di dover prendere una decisione è il fatto che, tendenzialmente, nonostante le decisioni in questione siano già state prese molto prima, continui a procrastinare e rimandare il tempo dell’azione.

E questo procrastinare, questo continuo rimandare a data da destinarsi non è ascrivibile sempre alla pigrizia che, come noto, mi caratterizza da tempi immemori. Spesso, in realtà, ci sono dietro motivi più difficilmente spiegabili che potremmo inserire nella categoria “seghe mentali” o, altre volte ancora, vi sono eventi che costringono a rimandare tutto quanto.

Una cosa che accomuna le “seghe mentali” e gli eventi inaspettati è la creazione di alibi. Ogni volta che non faccio qualcosa, inevitabilmente, una vocina interiore (infida e bastarda) si fa sentire offrendomi un fottiliardo di motivi (poco validi, ma comunque molto appaganti e rassicuranti) per mettere a tacere il mio senso di colpa e gli eventuali rimorsi. E, proprio la vocina, crea una sorta di dipendenza da cui difficilmente si esce.

Altra cosa che hanno in comune “seghe mentali” e eventi imprevisti, anche se totalmente di carattere opposto rispetto a prima è, invece, il fatto che ogni qualvolta qualcosa vada male, non posso fare a meno di giudicarmi in modo eccessivamente critico e pesante. Il non aver calcolato una cosa che avrei dovuto calcolare è un errore quasi imperdonabile, l’aver dato una risposta che ho trovato poco convincente è stata la causa per cui non mi hanno chiamato a quel colloquio.

Poco importa se, passato un po’ di tempo, mi dovessi rendere conto che quell’evento non potevo prevederlo perché altrimenti sarei stato onnisciente oppure, poco conta il fatto che più che al colloquio poco convincente, ci fossero state altre persone con esigenze che meglio si sposavano con quanto ricercato da chi doveva assumermi. La sensazione di non aver fatto tutto ciò che potevo, rimarrà e alimenterà i sensi di colpa (che, inevitabilmente, porteranno alla ricerca di giustificazioni ed alibi).

A questa logica non sfugge nemmeno l’ambito sentimentale. Per ambito sentimentale, tendenzialmente, mi riferisco ad “ammmore e derivati”. Infatti, quando qualcosa mi turba sul serio, difficilmente lo lascio trapelare. Nemmeno le persone che mi sono vicino (famiglia e amici più intimi) lo vengono a sapere. Mi è difficile esternare del malessere o lasciarmi andare ad un pianto liberatorio (cosa, quest’ultima, di cui comunque non sento il bisogno da ormai un sacco di tempo). Per quanto una cosa possa farmi soffrire (e negli ultimi tre anni c’è stato un uno-due-tre micidiale), per fortuna ho imparato ad ammortizzare in fretta (pur risentendone a livello fisico) ed andare avanti.

Nonostante questo, negli ultimi tempi, ho iniziato ad avvertire quella ciclica mancanza di qualcosa. E quel qualcosa è una figura femminile importante nella mia vita (per quanto, razionalmente, sia consapevole che andrei a complicarmi le cose). Il capitolo ragazze, però, è delicato e relativamente difficile da affrontare.

Difficoltà derivanti da una non proprio elevata autostima di me stesso medesimo a livello fisico e dalla non proprio rosea considerazione delle persone che mi circondano (amici esclusi) presso cui ho una reputazione che va dal magnanimo “sfigato” all’offensivo “Caso umano”.

A questi dati di natura soggettiva (degli altri) che hanno un valore relativo (ma che comunque mi vede d’accordo), si affianca un’ormai prolungata “asentimentalità” (neologismo coniato per sottolineare la mancanza di interesse a livello sentimentale nei confronti delle ragazze). Asentimentalità legata, probabilmente, anche ai troppo elevati standard che mi sono posto.

Le poche volte che qualcuna potrebbe interessarmi, cado nella così detta “Paranoia della sindrome del rifiuto”. La paranoia della sindrome del rifiuto è riassumibile in questo modo:  “Non vale la pena provarci perché tanto mi dirà di no.” oppure “Lei è troppo carina mentre io sono un botolo brutto, peloso, ringhiante e con un carattere di merda” (come Porchettore) o, ancora: “Tanto è già fidanzata”. E, con queste motivazioni più o meno valide, riesco a giustificarmi, a crearmi alibi che mi permettano di non mettermi in gioco, per non restare ferito/deluso o, più semplicemente, per paura di fallire.

In più, dai miei fallimenti e quelli della Fatina, ho avuto modo di estrapolare una legge in campo sentimentale, chiamata la Legge di Mazza. Legge di Mazza che, per il momento non è ancora stata confutata, afferma “è quasi impossibile trovare ragazze carine e interessanti nel nostro intorno di età che non siano troie o già fidanzate”.

Le soluzioni a questi problemi, esclusa quella alla Legge di Mazza, (giunte a più riprese dalla Fatina dei Boschi e, in ultima battuta, anche da V.) sono sempre le stesse (e sono molto valide): “Non ti piace il tuo fisico, impegnati per dimagrire”, “Buttati, tanto non hai un cazzo da perdere. Male che vada ti dicono di no”. Nonostante la validità dei loro argomenti, però, ci si torna a scontrare con due elementi ricorrenti e che ho più volte citato nel testo: La pigrizia e il procrastinare l’azione fino a quando potrò farlo.

Mi rendo conto, ovviamente, di come tutto dipenda da me e, ogni volta, mi pongo buoni propositi. Ogni volta mi dico che se mai mi dovesse ricapitare una situazione del genere, agirei diversamente. E per un po’ ci credo anche. Ma, appena ritrovatomi in queste situazione, sono di nuovo punto e a capo. Manca il coraggio di agire, c’è fin troppa paura di fallire. E il serpente si morde la coda, un’altra volta.

L’essere conscio di questo, sicuramente non mi è utile dato che non riesco a risolvere questa situazione. D’altro canto però, mi fa dire che per lo meno ho ben chiaro il problema. Una magra consolazione. Ma pur sempre una consolazione.

Questo è quanto.

Cya.

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Pausa Caffè

Dopo aver scritto una serie impressionanti di articoli seri (o, per meglio dire, noiosi) come da titolo mi prenderò una “pausa caffè” per scrivere un post del tutto inutile, in cui parlerò del più e del meno senza alcun filo logico o connessione. Pensavo a piccole pillole slegate, ma non so nemmeno io cosa verrà fuori.

E, tra le tante cose che potrei dire, la prima è che ho trovato un lavoretto da fare comodamente a casa. Non è stancante ma alienante e, alla lunga, noioso. Non guadagnerò chissà cosa perché devo smezzare con mia sorella i proventi, ma comunque una buona fetta della seconda tassa la si può considerare pagata.

Dopo aver letto World War Z (libro che consiglio a tutti, indipendentemente dai gusti. N.B.: TWD gli fa una pippa) in inglese, ho deciso di prendere A Dance With Dragons in madrelingua. La scelta è dovuta al prezzo dell’ultimo libro uscito in Italia, edito Mondadori (19 € per un libro tradotto col culo? Tanto vale che li facciano tradurre ad un branco di scimmie nella pausa tra una battaglia a palle di merda e l’altra). Devo dire che si capisce tutto molto bene (nel caso ve la cavaste con l’inglese, non dovreste avere alcun tipo di problema) e che pian piano, recupererò anche gli altri tre libri (A Games of Thrones l’ho già comprato). Questo, probabilmente, segnerà il mio passaggio definitivo alla lettura di libri di narrativa in inglese.

Nel mio corso c’è una ragazza carinissima. Bassetta, capelli biondi e lunghi, occhi celesti. E, dopo lunga e attenta raccolta di informazioni (AKA stalking nemmeno troppo pesante), ho scoperto anche il suo nome. Che è e resterà una *Informazione Riservata. Note positive: Cheffiga.
Note negative: Probabilmente fidanzata, troppo figa per Coso, Incapacità nell’iniziare una conversazione, terribile tedio.

Ultimamente sono molto scazzato. Soprattutto il sabato e la domenica. I restanti giorni della settimana coi mille mila impegni, per lo meno, ho pochi spazi morti (gazzetta, direttivi, incontri vari di tempo ne occupano). Però, durante i piovosi sabato sera, ho avuto modo di rompere i coglioni sia a V. (col cazzo che faccio quel robo dove mi hai citato), sia ad altre persone che non ricordo più chi siano (chiedo venia).

Sono, ovviamente, ancora singolo e puro. Ormai non è più una notizia, ma un’abitudine. Non sono nemmeno in cerca. Anche perché non saprei da dove iniziare (e, anche se lo sapessi, non saprei il come). Sono un’ameba, insomma.

Voglio assolutamente leggere The Sandman di Neil Gaiman. L’avevo visto in fiera: serie completa. Numeri a partire da 20 € per raggiungere i 35 €. Lo sto cercando in inglese, sperando di poter risparmiare qualcosina.

Continuo a ripetermi che dovrei riprendere a scrivere il racconto. Puntualmente trovo qualcosa di meglio da fare. Tipo leggere il Corriere on line o Repubblica. Ma prima o poi tornerò a scrivere… In montagna.

Voglio (e in questo caso il voglio è un esigo) un Direwolf. Lo chiamerei Ombra. E vorrei anche una spada forgiata in Acciaio di Valyria. Ma non ho la più pallida idea di come la chiamerei (sì, le spade più fighe hanno un nome.) per cui si accettano suggerimenti.

Inizialmente questo articolo avrebbe dovuto intitolarsi “Porchettore con gli stivali”. Ma, odiando Porchettore, ho deciso che non si meritava cotanto onore. Altra opzione scartata (ma che potrei ripescare in futuro) è “Benvenuti a Cosolandia”. Cos’è Cosolandia? In pochi eletti lo sanno e approvano la sua ventura venuta.

Il mio orario universitario oscilla da “Molto di merda” a “Figata” in meno di un giorno. Il lunedì ho due ore – ore buche – due ore. Martedì, mercoledì e giovedì ho solo due ore. E posso dormire fino alle 8.25. Tutti i giorni scolastici.

Mi sono intrippato guardando “Questo nostro amore” su Rai Uno. Adoro Neri Marcorè. E il mio sogno da piccino era quello di gestire una libreria/fumetteria. Piango calde lacrime di gioia al pensiero che, probabilmente, finirò a fare il cassiere a McDonald. E a me McDonald fa cagare.

Ho iniziato a vedere in università un documentario interessantissimo sulle guerre in Jugoslavia tra il 1987 e il 1995. L’ho ritrovato in inglese e a breve lo vedrò finire. È una fonte di informazioni molto interessante targata BBC (per chi volesse farsi del male: “Yugoslavia: Death Of A Nation”).

Ho ventinove seguenti. Folli. Andate via. Leave Coso Alone.

Come avevo detto all’inizio, non ho seguito alcun filo logico ma ceste, non era questo lo scopo del post. Il prossimo articolo dovrebbe essere di nuovo “serio”. Sono indeciso tra un post su “Cittadinanza e Diritto di Voto” oppure “Sistema elettorale”. Vi farà piacere sapere che non avete voce in capitolo.

Questo è quanto.

Cya.

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Cose A Caso 100% affidabile

Non so bene da dove sia uscita questa storia del 100% affidabile e, in realtà, è di poco interesse. In teoria, in questo post, dovrei copiare il link di una pagina web che ha indetto questo concorso e il nome di cinque blogger. Dato che Coso lettore è ancora più svogliato di Coso scrittore e i blog che seguo e vengono aggiornati frequentemente arrivano a mala pena a cinque, penso non farò nulla di simile.

In realtà, i motivi sono altri e, per lo più, puramente personali. In primis non mi va di partecipare ad una mega-catena di Sant’Antonio per ricevere/fare pubblicità. Non mi va, un po’ perché mi pare una minchiata, un po’ perché vorrebbe dire “esporsi troppo”. E l’esporsi troppo, ovviamente, contrasta col modo sempre molto cazzaro con cui ho portato avanti il blog in questi ultimi nove mesi. Nove mesi che mi hanno già portato ad una visibilità maggiore (e non sempre gradita, se proprio vogliamo essere sinceri) e inaspettata (oltre che non voluta).

Oltre al fattore pubblicità/mainstreamità, c’è anche un discorso legato alla continuità. Sì, è vero, in questi nove mesi ho aggiornato costantemente il blog ma, conoscendomi, potrei tornare a pubblicare una cosa ogni sei mesi o abbandonarlo per altrettanto tempo. E, questo, di sicuro non è sinonimo di affidabilità. Ovviamente, questo discorso si ricollega al fatto che sia un cazzone e un culopeso, ma non vorrei essere troppo ridondante e ripetitivo, almeno in sto articolo.

Poi c’è un altro discorso: l’affidabilità, l’utilità e l’originalità delle notizie. Beh, tralasciando che il novanta per cento delle cose che il sottoscritto scrive siano minchiate, non solo non si tratta di nulla di originale ma, spesso, sono anche cose inutili e fini a se stesse che, al massimo, possono riguardare una stretta cerchia di persone che comprende me, me stesso, la Fatina dei Boschi e il Cacciatore di Tonni (quando proprio butta bene). Quindi, anche in questo caso, direi che Cose A Caso non rispetta (più o meno volutamente da parte del sottoscritto) gli obiettivi prefissati.

Alla fine, ma non per ultimo, c’è il discorso legato alla passione che spinge a portare avanti un blog. Beh, non vedo perché dovrei essere premiato. Come già dicevo tempo addietro ad un amico: “Che scriva per due persone, o che scriva per cento, in realtà IDGAF. Lo faccio perché c’ho voglia”. Insomma, premiare un bravo blogger è come premiare un bravo giocatore (novantenne) di scopa ad un centro anziani: un bellissimo riconoscimento senza il quale, però, le cose sarebbero andate nella stessa maniera. E sto parlando di un bravo blogger, non di me (o di quelli del Fatto) che al massimo sono (siamo) blogger della domenica (però io lo faccio aggratis e quelli del Fatto li pagano).

Dunque, io ringrazio sia La Geniaccia e V. per avermi votato ed aver espresso così una loro opinione positiva sul mio blog e per il loro pensiero, ma questa cosa non s’ha da fare. Cose A Caso 100% Affidabile? Grazie, ma no, grazie.

Questo è quanto.

Cya

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