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Pace interiore e altre cose carine

Il sottoscritto ha la fortuna di avere un giardino piuttosto spazioso che circonda la sua casa su tre lati. E non è l’unica fortuna che ho. La mia camera, infatti, da proprio sul giardino e su un bellissimo ciliegio. Ciliegio che, in primavera, ho la fortuna di veder fiorire praticamente a quattro o cinque passi di distanza in linea d’aria (N.B.: sconsiglio a chiunque di farli, dato che mi trovo al secondo piano).

Qualche giorno fa, complice il fatto che fosse notte fonda e che io stessi scrivendo al piccì, mi sono ritrovato immerso nel silenzio interrotto solo dal battere ritmico dei tasti e dal frinire dei grilli. Le strade erano deserte e, nei dintorni, non c’era anima viva. Stanco di scrivere, sono andato in bagno a leggere (Spiegazione: se avessi acceso la luce in camera mia, mia madre mi avrebbe detto: “Hai tutto il giorno per leggere e ti ci metti a quest’ora?”. Da qui, la savia scappatoia di chiudersi in bagno e leggere). Una volta ritornato, una buona mezzora dopo, riuscivo a sentire lo stormire delle foglie accarezzate dal tiepido vento notturno.

Mi sono avvicinato alle persiane per chiuderle, dato che volevo coricarmi, ma giunto lì, a piedi scalzi (perché, in casa mia, in estate giro rigorosamente a piedi scalzi) mi sono incamminato sul balcone e mi sono sentito riempire di una pace innaturale, per il sottoscritto. E, in quel momento, mi sono ritrovato catapultato in un mondo diverso. Un mondo che solo in “pochi”, hanno visto e di cui sono stati parte. Un mondo in cui il vento sussurrava tra le foglie e i grilli intessevano le loro sconosciute melodie, mentre in cielo le (poche, purtroppo) stelle risplendevano di una luce lontana e indifferente e la luna solcava sonnolenta l’orizzonte, seguendo il suo percorso.

E, in quel rapido momento, mi è parso di aver capito tutto. È stata una sensazione fugace, rapida che si è dissolta quasi subito. Ma, in quel momento, non ero solo in pace con me stesso ma anche col resto del mondo. È stata una sensazione illuminante che, anche se solo per qualche momento, mi ha fatto sentire quasi migliore.

A spezzare l’incantesimo è stata una macchina. Tutto è tornato come prima e io me ne sono andato a letto (ve lo dico giusto per onor di cronaca).

Questo è quanto. Cya.

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Estate

Fondamentalmente, l’estate è figa per un solo motivo: che si lavori, che si vada a scuola, l’attività viene interrotta per qualche tempo per poter staccare dalle fatiche di un intero anno.  Normalmente, si andrebbe al mare, si andrebbe in montagna o al lago. Io, invece, che sono povero e stronzo, ma soprattutto povero (per alcuni soprattutto stronzo) sarò bloccato in quel di Seveso. Eh, beh, ecco…È una vera merda.

È una vera merda perché Seveso non ha nemmeno una piscina (e comunque non avrei soldi da investire per andarci un giorno sì e l’altro pure). O meglio, la piscina ce l’ha…Solo che è andata a fuoco (non chiedetemi come). L’unica piscina in zona è quella di Seregno che sì, è bella, sì è grande…Ma è irrimediabilmente piena di gente.  E quindi, esclusa la piscina, avrei potuto usare la carta “fare pietà ai miei per farmi sei giorni al mare”. Qui sorgono un…Trilione? Sì, un trilione di problemi. Il primo è che non mi ci porterebbero manco per sbaglio, a sbaffo. Il secondo è che io non andrei al mare con loro (troppo, troppo deprimente). Il terzo è che i due abbiano prenotato a Riccione e a me, Riccione, fa cagare. Gli altri non sto ad elencarli, perché altrimenti non la finiamo più.

Quindi, escluso quello che sicuramente non posso fare, non mi resta che armarmi di pazienza ed escogitare un modo per passare un’estate cittadina. Ed è qui, che entra in gioco il mio piano (ancora in fase embrionale): un bel abbonamento mensile per Milano e giro della città (che poi, immancabilmente, si trasformerà in un: “Feltrinelli – Tavolo – Lettura” oppure, variante estiva: “Parco Sempione – Salviettone – Libri – Beveraggio”). Nel caso in cui, nemmeno le finanze dovrebbero essere dalla mia (perché come si sa c’è crisi, e io spendo 70 € ogni due mesi in fumetteria) resta sempre la possibilità di andare al Bosco delle Querce e fare le stesse cose che farei in Parco Sempione. Le uniche differenze tra Sempione e Bosco, è la qualità della fauna…Ma questi sono dettagli.

In definitiva, dopo questo cappello introduttivo (sì, probabilmente l’introduzione sarà più lunga del Post), arriviamo al vero succo del discorso: indipendentemente dal fatto che io vada o meno in vacanza, l’estate è una stagione che odio. La odio perché, per quanto abbia i suoi lati positivi (soprattutto per gli occhi), ne ha anche tanti, tanti, tanti, tanti, tanti, tanti, tanti negativi. Alcuni semplici esempi? Eccoli!

1) Il caldo. Io odio il caldo. Lo disprezzo profondamente. Lo trovo rivoltante. Afoso, secco…Non conta. Ciò che conta è che è davvero fastidioso avere i vestiti appiccicaticci dopo solo un paio di chilometri fatti a piedi (perché, nonostante sia un ciccione e nonostante sia un culopeso, a me camminare piace). Non è accettabile che appena usciti dalla doccia, si rincominci a sudare…Per non parlare della quantità industriale d’acqua che consumo.
2) Non c’è nulla da fare. Occhei, tolte le occasionali uscite con gli amici (che tanto, prima o poi partono), tolti i bagni in piscina…Cosa resta da fare? Praticamente, un cazzo. Ho fatto fatica a trovare anche le due cose da togliere dall’elenco delle cose da fare, fate un po’ voi. Comunque, l’estate è una stagione vuota. Chiude tutto (o quasi), le ore sfruttabili senza rischiare di farsi venire un colpo sono relativamente poche (in città, per lo meno). E anche la vita notturna, alla fin fine, ne risente. Insomma, domina la noia. E per uno che si scazza con un nonnulla, è anche un bel problema.
3) Ci si scopre. Personalmente, in giro, mi limito a pantaloni corti al ginocchio e maglietta a maniche corte (perché sono delicato), ma c’è gente che va in giro in canotta, infradito e shorts/pantaloncini corti. E voi direte “Vabbè, nulla di strano, fa caldo”. E sono d’accordo pure io, eh. Però, porca puttana, c’è un limite (piuttosto basso) alla sopportazione del brutto che hanno i miei occhi (per i più curiosi: il limite è tre guardate nello specchio colla mia immagine riflessa). Insomma, non dico che dobbiate indossare un burqa oppure l’equivalente maschile (esiste?), però mettetevi addosso cose che potete permettervi per gli Dèi.
4) Lo svuotarsi della città. Perché è negativo? Perché se si è a Milano, i Niggah, sicuramente riusciranno a beccarmi e non ci sarà in giro gente con cui potrò mescolarmi, sperando ardentemente che vengano scelte altre persone.
5) Le aule universitarie. Dato che avrò lezione ancora per questa e la prossima settimana in una specie di fornace (misteriosamente, l’aria condizionata non va), seguire diventa una missione impossibile. Oggi mi sono quasi cotto a puntino, per tenere la finestra aperta sperando in un alito di vento (che non è arrivato).

Per fortuna, come dicono gli Stark (quelli sopravvissuti) “L’inverno sta arrivando”. Speriamo che si sbrighi.

Questo è quanto.

Cya.

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