Archivi del mese: novembre 2013

Alcuni buoni motivi per non uscire dall’Euro

Chiunque guardi la televisione e senta parlare di economia, sicuramente almeno una volta avrà sentito questo o quel politico dire che per rilanciare l’economia in Italia, bisognerebbe uscire dall’Euro. I più coraggiosi (i leghisti*) diranno che l’Euro è una truffa e che bisognerebbe ad avere la propria sovranità monetaria per poter riprendersi. E, poi, aggiungeranno che lo dicono anche i premi Nobel per l’economia**.

E, contrariamente a quanto affermato dai suddetti tizi, io penso che uscire dall’Euro sia un errore madornale. Non solo non si rilancerebbe l’economia, ma si peggiorerebbe la situazione finanziaria (che già oggi non è che sia rosea, anzi….). Prima di elencare i buoni motivi, però, voglio fare un passo indietro e ricordare agli amici (e agli elettori) leghisti che quando l’Euro entrò in vigore, al Governo c’erano loro, AN*** e Forza Italia. E sarebbe meglio ricordare anche che non aver applicato politiche di congelamento del costo della vita e dei prezzi fu una precisa scelta di quel Governo.

E, per l’amor del cielo, qualcuno spieghi ai parlamentari pentastellati che la Costituzione prevede che non si possano fare referendum in materia di Trattati Internazionali e quindi di smetterla di bagnarsi al pensiero di uscire dall’Euro con un referendum del bobolo. Che cazzo hanno studiato a fare la Costituzione?

Detto ciò, passiamo al perché non si dovrebbe uscire dall’Euro.

A) L’Italia, sul mercato internazionale, con l’Euro ha visto una crescita continua, seppur lieve, delle esportazioni. Tornare alla Lira****, quindi, non avrebbe un grossissimo effetto. Tra le altre cose non è credibile che il Bel Paese riesca a competere con Cina, India che in campo di esportazioni, grazie anche al bassissimo costo del lavoro, sono tra i leader di settore. E hanno industrie che possono contare su molta più manodopera. E sono molto più produttivi.

B) Per quanto riguarda le importazioni, si tratterebbe di un vero e proprio suicidio. Ricordo che sia l’energia, sia le materie prime vengano tutte importate e, abbandonando una moneta forte come l’Euro, significherebbe salassarsi. Anche se ci fosse un aumento dei ricavi prodotti dalle esportazioni elevatissimo, il tutto verrebbe bruciato ampiamente nell’acquisto di praticamente tutti i beni necessari a produrre e vivere.

C) Non si rilancerebbe l’economia interna*****. Prendendo per buono il fatto che si potrebbe svalutare la moneta e pompare le esportazioni, i cittadini si troverebbero ad avere carta straccia nel portafoglio. Svalutare equivale ad una diminuzione del potere di acquisto dei cittadini. Avete presente quando in Tunisia c’era la gente che era in fila davanti ai panettieri con un sacco di banconote? A furia di svalutare, la situazione diventerebbe più o meno quella (in un periodo meno lungo di quanto si creda, secondo me).

D) I debiti contratti dovrebbero essere pagati comunque in Euro e, quindi, se non ci uccidessero le importazioni lo farebbe la quantità di debito che lo Stato si è accollato negli anni. Tenendo conto che, senza ombra di dubbio, la nuova moneta non sarebbe una moneta forte (altrimenti col cazzo che si esporterebbe), il cambio sarebbe inclemente e ci si avvicinerebbe allo strozzinaggio vero e proprio. Certo, si può fare come l’Islanda****** e dire “col cazzo che vi pago” e praticamente l’Italia sarebbe uno Stato fallito. Il primo del G8*******, non un primato di cui andare fieri…. Ma pur sempre un primato.

E) Se già adesso siamo ad un passo dai titoli spazzatura per le agenzie di rating, dopo diventeremmo direttamente composto organico. La situazione sarebbe come quella greca… Senza Euro. E con pochissimi margini di ripresa. E, ça va sans dire, la speculazione tornerebbe a colpirci. E stavolta non ci saranno governi tecnici che tengano o ci salvino.

Detto ciò, non voglio dire che nell’Euro sia tutto bello o tutto perfetto********, è ovvio che non si possa vivere di solo rigore e che sarebbe arrivato il momento di portare l’Unione Europea uno scalino oltre alla mera integrazione economica (per altro non riuscita, dato che l’Europa è spaccata in due). Ma dire che tutto si risolverà tornando indietro è al quanto sciocco e populista. Un po’ come i leghisti.

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* Vedasi Salvini e le sue bellissime uscite pubbliche
** Anche sull’attribuzione dei premi nobel più “politici” si potrebbe parlare per ore. Ma anche no.
*** VIVARDUCE e Fini (che si starà godendo la meritata pensione nella villa di Montecarlo. Beato lui, che sa cos’è la pensione)
**** Nome di comodo.
***** Che per rilanciare l’economia interna bisognerebbe tagliare sul cuneo fiscale, ma hanno già tolto IMU e congelato l’aumento dell’IVA e non si sa dove andranno a prendere i soldi per coprire le mancate entrate.
****** Che è sparita dai radar dell’economia internazionale, senza contare che la situazione è completamente diversa. In Islanda c’erano due banche. In Italia ci ritroveremmo con titoli tossici e carta straccia sui conti correnti.
******* L’Ammmmmmmeriga non conta, che tanto alla fine la salvano.
******** Che però, giustamente, se uno ha sempre avuto i conti a posto fa più fatica a voler pagare per chi i conti non li ha saputi tenere in ordine e ha fatto un lavoro di merda, mandando un paese sull’orlo del fallimento.

Ma, tanto, alla fine… È TUTTO UN GOMBLODDOH.

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Riflessioni a Caso #29

“Siamo qui per rivendicare i risultato ottenuti dal nostro partito, guidato da Silvio Berlusconi, in questi cinque mesi” – Angelino Alfano

Farlo condannare in via definitiva per frode fiscale?

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Riflessioni a Caso #28

Sono ancora talmente complessato che, per la seconda volta in un mio sogno, vengo respinto da una ragazza.

ZOMG, manco nei sogni ci riesco.

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Sui sistemi elettorali

Esistono, principalmente, due grandi famiglie di sistema elettorale, diffusi per il mondo: il sistema elettorale proporzionale e quello maggioritario. In questo post proverò, a grandi linee, ad indicare i punti di forza e i punti deboli di ciascuno dei due. L’analisi cercherà di essere il più imparziale possibile, nonostante il sottoscritto sia un sostenitore del sistema elettorale maggioritario.

Fatta questa premessa, non mi resta altro da fare che iniziare l’analisi.

Si parte con il sistema proporzionale, caratterizzato dal fatto che ogni partito ottenga un numero di seggi pari all’equivalente percentuale di voti ottenuta. Ciò garantisce che ci sia un’ampia rappresentazione partitica e, a sua volta, comporta una dispersione di voti enorme. Tale dispersione obbliga i partiti a dar vita a coalizioni per poter governare in quanto, difficilmente, un solo partito riuscirà ad ottenere una maggioranza tale per governare. La dimensione dei partiti è caratterizzata dal fatto che accanto a pochi partiti con alte percentuali, vi siano partiti più piccoli utili per dar vita alle coalizioni. Tipico di questi sistemi è una soglia di sbarramento che varia a seconda che si tratti di singoli partiti o di coalizioni.

Questo sistema ha due grandi vantaggi: il primo è la rappresentatività. Un gran numero di partiti riesce ad entrare in Parlamento e questo permette alla maggior parte dei cittadini di trovare rappresentanti del proprio partito di riferimento nelle stanze dei bottoni. Inoltre c’è una maggiore opportunità di formare coalizioni di grandi dimensioni che, qualora ci fossero defezioni, permetterebbe comunque alla maggioranza di sopravvivere, dando ai partiti più piccoli un minor potere di ricatto. Il secondo, invece, è un parlamento forte rispetto ad un governo debole. Il parlamento, nel sistema proporzionale, svolge un ruolo fondamentale che permette di mediare tra le varie anime che compongono la maggioranza e, spesso, questo può portare ad avere leggi le cui lacune sono state colmate proprio dal lavoro parlamentare.

Gli svantaggi, d’altro canto, sono evidenti. Il primo, lampante, è che ci sia una grande instabilità. Non è necessario controllare la durata media dei governi in paesi che hanno adottato un sistema proporzionale, per rendersi conto che la loro vita sia più breve rispetto ai governi eletti con sistema maggioritario. Il motivo di questo è da ricercarsi nel fatto che, pur scegliendo partiti ideologicamente vicini, le coalizioni possono portare a contrasti che inficiano sulla durata governativa.
Altro secondo svantaggio è riguardante l’enorme potere di ricatto che i partiti più piccoli hanno in confronto di quelli più grandi. Più una coalizione è larga, più difficile diventa tenerla coesa. D’altro canto, più una coalizione è piccola più il rischio di defezioni potrebbe rivelarsi catastrofico per la caduta del Governo. Per questo motivo, il partito più grande è costretto a fare diverse concessioni a quelli più piccoli e, questo, ci conduce al terzo grande svantaggio: il programma.
Il programma, infatti, deve essere concordato prima delle elezioni. Ciò nonostante, durante tutta la vita governativa, ci sarà una continua trattativa sui singoli provvedimenti da intraprendere e, questo, inevitabilmente rallenta di molto l’attività di Governo.
Attività di Governo ulteriormente rallentata dalla presenza di un Parlamento forte che, oltre ad essere un punto di forza, è anche un punto debole. I DL e i DdL, infatti, hanno tempi molto lunghi a causa delle consuetudini parlamentari, soprattutto nel caso si parli di un sistema bicamerale perfetto in cui entrambe le camere hanno gli stessi poteri.

Dimostrazione di ciò lo abbiamo avuta, soprattutto, in Italia (nella Prima Repubblica) e in Belgio.

Il sistema maggioritario è maggiormente diffuso nei paesi anglosassoni. Al contrario del sistema proporzionale, in presenza di un sistema maggioritario, lo spettro partitico si riduce in modo notevole. I partiti che possono aspirare a governare, tipicamente, sono due. La presenza del sistema maggioritario, abituando l’elettorato a votare per i grandi partiti, porta quindi ad una dispersione di voti molto ridotta. Le coalizioni non sono necessarie per governare. Le forme più diffuse sono il sistema maggioritario uninominale secco a turno unico e il sistema maggioritario uninominale a doppio turno. Nel caso del maggioritario uninominale secco, chi ha la maggioranza dei voti nella circoscrizione, vince il seggio. Nel sistema a doppio turno, invece, qualora non venisse raggiunto il 51% dei voti da almeno un candidato si andrebbe al ballottaggio. Al ballottaggio possono accedere o i due più votati, o coloro che hanno superato una determinata soglia percentuale.

Il grande vantaggio del sistema maggioritario è quello di garantire la governabilità. Il metodo con cui vengono eletti i parlamentari, infatti, non necessita della creazione di coalizione e di tutte le conseguenze che queste comportano: i governi non cadono perché un alleato si è staccato ed è passato all’opposizione. Mediamente, i governi e i parlamenti eletti con un sistema maggioritario hanno una vita di molto superiore rispetto alle controparti elette col proporzionale. Questo si riflette anche sui programmi: viene eliminato il passaggio della mediazione. Chi vince, lo fa col proprio programma che potrà attuare senza dover accontentare alcun alleato. In questo modo, anche l’impostazione delle politiche cambia: non saranno più solo politiche di breve respiro, ma anche politiche a medio/lungo termine.

A fronte della governabilità, però, viene fortemente penalizzata la rappresentanza in Parlamento. Chiunque non voti i due partiti principali, difficilmente avrebbe un rappresentate in una Camera. I partiti più piccoli sarebbero condannati a restare fuori dalle “stanze dei bottoni” e la loro attività non sarebbe così performante come lo è nel sistema proporzionale. Inoltre, qualora un’amministrazione svolgesse un lavoro non all’altezza, sarebbe molto difficile sfiduciarlo e farlo cadere. Le dimostrazioni le abbiamo avute sia coi governi di Sarkozy, sia coi governi Bush. Altro svantaggio è quello di avere un Parlamento con un ruolo meno centrale rispetto a quello del sistema proporzionale. Gran parte dell’attività legislativa, infatti, verrà svolta dal Governo mentre le camere si limiteranno ad approvare le leggi o ad apportare modifiche marginali al testo.

Entrambi i sistemi, come visto, hanno i loro vantaggi e i loro svantaggi. Va anche detto che, soprattutto in Inghilterra, accanto ai due partiti principali si sia affiancato un terzo concorrente e che, nonostante il sistema maggioritario, abbiano iniziato a nascere governi di coalizione già da qualche tempo.

Andrebbe posto l’accento anche sulla presenza di una terza famiglia, i sistemi elettorali misti, che hanno elementi sia del proporzionale, sia del maggioritario. Alcuni esempi sono il Mattarellum in Italia oppure la legge elettorale tedesca. Questi sistemi cercano di coniugare la necessità di un governo forte con la rappresentatività richiesta dal parlamento per quanto, nonostante tutto, la parte maggioritaria sia quella predominante.

E con questi due brevi incisi, ho concluso.

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Riflessioni a Caso #27

[…] Sconfisse alieni, preservò pianeti, salvò galassie e perì cadendo dalle scale.

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Riflessioni a Caso #26

Ricorda giovane Padawan che in bocca ad una metterlo devi, se un pompino vuoi fatto. E ringraziare devi che con un morso tranci non te lo.

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